Il terzo numero di falcemartello esce mentre si apre una nuova fase nei rapporti di forza politici – e militari – nella polveriera mediorientale. In Siria assistiamo infatti all’inizio della sconfitta del cosiddetto Stato islamico, un fenomeno reazionario della cui natura e dei cui rapporti con l’imperialismo proponiamo, nel primo articolo della sezione “La nuova epoca”, un’analisi che si inserisce in un bilancio più esteso dei processi che hanno attraversato il mondo arabo negli ultimi anni, a partire dalle primavere arabe. In questo momento in cui la reazione sembra imperversare, cosa ne è stato di quell’ondata di mobilitazioni di massa? Si è esaurita irreversibilmente oppure il permanere di tutte le contraddizioni economiche e sociali che l’hanno prodotta è destinato a trovare nuovamente espressione? Vogliamo provare a dare una risposta a questa domanda cercandola nel rapporto dialettico tra guerra, rivoluzione e controrivoluzione che caratterizza la nostra epoca, come tutte quelle che nella storia si sono distinte per il loro carattere turbolento.
Torniamo inoltre ad analizzare gli sviluppi che riguardano lo Stato spagnolo dove le elezioni generali del 20 dicembre hanno rappresentato un vero e proprio terremoto politico. Un sistema che si era consolidato nel corso di decenni è stato scompaginato e, attorno alla campagna elettorale di Podemos, sono state messe all’ordine del giorno istanze di cambiamento radicale che hanno risvegliato l’interesse per la politica in milioni di persone.
Nella sezione “Teoria e prassi” affronteremo la questione del rapporto tra lotta economica e lotta politica: un tema che assume una particolare rilevanza nel contesto attuale del movimento operaio italiano, dove la contraddizione tra la pressione che la crisi esercita sulla classe e l’immobilismo delle burocrazie sindacali, determina una situazione di stallo all’interno della quale si sono comunque sviluppate lotte dure e determinate che, per quanto isolate, esprimono processi profondi che attraversano la classe operaia. Come militanti di Sinistra Classe Rivoluzione ne abbiamo discusso in una conferenza che si è tenuta gli scorsi 13-14 febbraio a Reggio Emilia e che ha approvato un documento di tesi sindacali di cui proponiamo un ampio estratto. Quest’ultimo sarà accompagnato da alcuni riferimenti teorici che sono stati alla base di questa elaborazione: il Che fare? di Lenin e 
I sindacati nell’epoca di declino dell’imperialismo di Trotskij. Questi testi ci hanno aiutato a sviluppare alcuni punti decisivi per la militanza dei marxisti nei luoghi di lavoro e nel movimento operaio in generale, a partire dal sindacato. In primo luogo, il senso che assumono le lotte economiche per i marxisti – affrontato nel Che fare? – la questione di come si debba essere in grado di elaborare rivendicazioni specifiche coagulando allo stesso tempo settori di avanguardia che, proprio dalle esperienze vertenziali, maturano la coscienza che le conquiste immediate e le lotte tese ad ottenerle vanno legate ad una lotta più ampia per l’abbattimento del sistema stesso che le rende necessarie. Tuttavia, anche nel perseguire obiettivi “minimi”, spesso anche solo di difesa di condizioni meramente dignitose di vita e di lavoro, i lavoratori si trovano a scontrarsi con le resistenze di apparati burocratici accomodati sullo stato di cose esistenti. Nel testo di Trotskij si analizzano i processi che portano i sindacati ad assumere questa funzione, e come questo ponga i marxisti di fronte ad una sfida dalla quale non devono sottrarsi, ovvero quella di svolgere un lavoro al loro interno per sottrarli da questa dinamica e trasformarli in strumenti di lotta al servizio dei lavoratori. Quando un regime di repressione interna al sindacato renda impossibile questo lavoro, l’opzione della formazione di nuovi sindacati può rendersi tuttavia inevitabile. L’articolo sull’esperienza della Ust di Alava nel Paese Basco negli anni ’70 è un esempio di come questo possa essere fatto senza cadere nel settarismo ma tenendo sempre alta la tensione a legarsi con la classe organizzata nei sindacati di massa, invece di cullarsi nell’illusione di rappresentare un’alternativa per la semplice ragione di essersi autoproclamati tali.
Infine abbiamo ritenuto che le caratteristiche delle vertenze che si sono sviluppate in questi ultimi anni nel settore della logistica, in alcune delle quali siamo direttamente impegnati, meritassero di dedicare ad esse un articolo che affrontasse i processi di presa di coscienza da parte dei lavoratori in questo contesto di ipersfruttamento e le reazioni da parte degli apparati burocratici di fronte a fenomeni di crescente combattività che a nostro avviso rappresentano solo la punta di un iceberg che si sta preparando a palesarsi sotto una superficie apparentemente piatta.
Chiudiamo questo numero di falcemartello proponendo nella sezione “Arte e rivoluzione” il Manifesto scritto a quattro mani da Trotskij e il poeta surrealista francese André Breton nell’estate del 1938 Per un’arte rivoluzionaria indipendente. Concepito come appello per il lancio di una federazione internazionale di artisti – la Fiari (Federazione internazionale per un’arte rivoluzionaria indipendente). Questo testo mette al centro la questione della libertà della produzione artistica da ogni forma di costrizione, condizione necessaria perché l’arte possa svolgere il suo compito di sviluppo ed espressione della ricchezza dell’umanità ed essere quindi autenticamente rivoluzionaria.

La redazione, aprile 2016