Il quarto numero di falcemartello esce all’indomani di interessanti sviluppi che vedono ancora una volta il continente europeo al centro di una profonda turbolenza politica e sociale.

A dispetto di tutte le considerazioni pessimistiche con cui era stata commentata la vittoria del Front national in Francia nelle ultime elezioni amministrative, la lotta contro la Loi travail ha infatti dimostrato come la classe operaia francese non fosse affatto sopita, ma aspettava solo l’occasione giusta per irrompere nella scena. Le mobilitazioni che si sono scatenate contro questa controriforma sono state in grado di costringere le passive direzioni sindacali a rompere gli indugi e di coinvolgere nella lotta ampi settori giovanili che hanno espresso in questo scontro il rifiuto del sistema in cui vivono, ormai incapace di offrire loro qualsiasi prospettiva. Il primo articolo della sezione La nuova epoca trae un bilancio del movimento francese, inserendolo nel contesto internazionale, analizzandone le dinamiche e delineando i possibili canali nei quali il profondo processo di radicalizzazione che in esso si è espresso possa trovare nuovi sbocchi nel prossimo futuro.

Anche il referendum sulla Brexit del 23 giugno, che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, ha rappresentato un terremoto non solo per la politica britannica, ma anche per i già precari equilibri che caratterizzano la tenuta dell’Unione. Sebbene la vittoriosa campagna per la Brexit sia stata egemonizzata da forze reazionarie e xenofobe come l’ala destra del Partito conservatore e lo Ukip, l’indomani del voto ha mostrato in realtà la loro debolezza e come esista nella società una polarizzazione che ha poco dopo trovato espressione anche a sinistra con la conferma di Jeremy Corbyn a leader del Partito laburista, un esito che è stato possibile grazie ad una mobilitazione di massa della base del partito contro la componente blairiana.

Il referendum sulla Brexit ha accelerato la crisi dell’Unione europea approfondendone le spinte centrifughe e aprendo la strada ad altri fenomeni di questo tipo, come già si è visto in Ungheria. Di fronte ad una destra che cerca di legare l’opposizione all’Unione europea al veleno del razzismo e dello sciovinismo e ad una sinistra riformista che continua ad aggrapparsi all’illusione sempre più sbugiardata dai fatti di un’“Europa sociale”, è necessario che i marxisti pongano la loro analisi dell’Ue e sviluppino le parole d’ordine più corrette. Questo è stato discusso nel Congresso della Tendenza marxista internazionale tenutosi lo scorso luglio, producendo una risoluzione che pubblichiamo in queste pagine.

Nella sezione La nuova epoca è presente inoltre un articolo sulla destituzione del governo di Dilma Roussef in Brasile scritto da Serge Goulart di Esquerda marxista, sezione brasiliana della Tendenza marxista internazionale. In questo testo si analizza la natura dell’impeachment e su che linee dovrebbe approfondirsi la lotta che ha già visto le masse brasiliane mobilitarsi contro il governo Temer: è sufficiente rivendicare la difesa tout court delle istituzioni borghesi che si sono mostrate in tutto il loro marciume o contrapporre loro un governo operaio basato su un’Assemblea popolare come espressione diretta della volontà e degli interessi delle masse brasiliane?

La sezione Teoria e prassi si compone di tre articoli che cercano di fornire gli strumenti per interpretare i nuovi rapporti di forza internazionali che negli ultimi anni hanno visto: a) gli Stati Uniti sempre più in difficoltà nel mantenere incontrastata la propria egemonia, b) potenze emergenti come la Cina e la Russia giocare un ruolo imperialista a livello regionale e non solo e c) una ridefinizione di alleanze che riflette queste nuove relazioni. La comprensione di questi nuovi scenari esige di tornare ai classici del marxismo come L’imperialismo di Lenin e La rivoluzione permanente di Trotskij e di rispondere alla sfida di saper utilizzare questi strumenti teorici per poter capire i cambiamenti che sono avvenuti nella nostra epoca. Contrapponiamo questo metodo a quello impressionista di chi parte da alcune osservazioni superficiali per elaborare teorie che conducono dritte dritte a posizioni opportuniste, se non reazionarie. Negli articoli L’imperialismo un secolo dopo Lenin e Marxismo o campismo? polemizziamo infatti rispettivamente con le teorie neo-kautskiane che affermano il superamento delle contraddizioni inter-imperialistiche sulla base di una presunta supremazia del ruolo delle multinazionali, e con le posizioni “campiste” che specularmente attribuiscono a potenze che pur giocano un ruolo imperialista, come Cina e Russia, un carattere progressista sulla base della logica “il nemico del mio nemico (cioè gli Usa) è mio amico”.

Infine nella sezione Arte e rivoluzione proponiamo un articolo di Alan Woods sul genio di Leonardo da Vinci. Con la sua passione per la Natura e la ricerca scientifica, contrapposte al cieco misticismo del passato, e la sua capacità di cogliere dialetticamente le contraddizioni profonde che caratterizzano la vita umana e la realtà, la vita di Leonardo rappresentò una delle massime espressioni dell’epoca in cui visse: il Rinascimento, l’epoca in cui l’oscurantismo del Medioevo fece largo alle prime manifestazioni della società borghese, “il più grande rivolgimento progressivo che l’umanità avesse fino allora vissuto” (Engels).

La redazione, ottobre 2016