di Serge Goulart (Esquerda marxista – Brasile)

 

Grandi cambiamenti sono in corso per i lavoratori, i giovani e i rivoluzionari in Brasile.

Domenica 17 aprile, a reti unificate è stata trasmessa in diretta la discussione alla Camera sull’impeachment di Dilma Rousseff, presidentessa del Brasile. Si è trattato di uno spettacolo indescrivibile, che ha mostrato l’estremo grado di degenerazione a cui sono arrivati i rappresentanti politici della borghesia brasiliana. Una banda di ultrareazionari, senza principi e senza scrupoli, che votavano per l’impeachment “in nome di dio, della famiglia, della patria”, uniti dagli interessi personali, nonostante gli avvertimenti di tutta la borghesia imperialista, e che hanno inferto al governo il colpo fatale senza avere loro stessi la benché minima unità, legittimità e consenso per governare.

Per di più, nonostante il fatto di essere minacciati nei loro piani politici e personali, la mafia politica che dirige il Pt e il governo cerca di contenere la crisi politica con la linea del “Contro il golpe” e “In difesa della democrazia e dello Stato di diritto democratico”, sarebbe a dire la difesa delle istituzioni reazionarie esistenti nel paese. Il suo obiettivo è mettere tutta la sinistra dietro la direzione del suo apparato ed evitare qualsiasi sbocco indipendente.

Ogni socialista che si allinea alla “difesa dello Stato di diritto democratico”, cioè alla difesa di tutte le istituzioni politiche esistenti, sta abbandonando la politica proletaria indipendente, la lotta per il socialismo, passando nella pratica nel campo della difesa delle istituzioni del capitale. E nel caso del Brasile, ancora peggio, stiamo parlando delle istituzioni della democrazia bastarda di un paese arretrato e controllato dall’imperialismo e da una borghesia marcia e codarda.

La parola d’ordine della “difesa della democrazia”, oggi come oggi, ha il significato di insinuare l’idea che ci sia una minaccia di dittatura di qualsiasi tipo, civile, militare o politica. In realtà, oggi la parola d’ordine della “difesa della democrazia” ha il significato di appoggiare il diritto del governo Dilma-Lula di schiacciare il popolo nei prossimi anni, perché “ha vinto le elezioni!”.

Nella crisi attuale la questione che si pone ai marxisti non è quella di scegliere tra democrazia e fascismo, tra democrazia e dittatura. Questo è falso fino al midollo. Non è altro che la ripetizione della vecchia parola d’ordine stalinista della “lotta contro il fascismo” il cui obiettivo era subordinare politicamente il proletariato alla borghesia.

 

La vera democrazia è la democrazia del mandato conferito dal popolo sovrano

Concretamente, una politica indipendente e rivoluzionaria in queste circostanze deve esprimersi nella lotta per l’autorganizzazione delle masse e per il loro ingresso in scena in maniera indipendente sotto le proprie bandiere e con i propri metodi di lotta. La lotta per un’Assemblea popolare nazionale costituente, per un governo dei lavoratori, è questa espressione indipendente.

La parola d’ordine dell’Assemblea popolare nazionale costituente si oppone coscientemente e profondamente al tentativo di salvataggio delle istituzioni attuali sotto forma di “difesa dello Stato democratico”, formula che significa la difesa dell’apparato statale esistente, delle istituzioni repressive ereditate dalla dittatura militare, del parlamento attuale e del potere giudiziario. La difesa delle libertà democratiche conquistate, anche contro la propria borghesia, e che sono tutelate dalle leggi, è qualcosa di molto diverso dal difendere il complesso dell’edificio esistente di oppressione e sfruttamento di classe.

La questione della democrazia e la difesa delle libertà democratiche, in un paese arretrato nell’epoca dell’imperialismo, può essere risolta solo nella lotta e attraverso la rivoluzione proletaria. Allo stesso tempo, tutte le libertà democratiche che favoriscono l’organizzazione del proletariato, conquiste che hanno un riflesso nelle leggi, devono essere difese con tutte le nostre forze, perché nessuna di queste è stata concessa dalla borghesia. È stata la lotta di classe che le ha conquistate, e la loro difesa è la difesa della lotta di classe.

Lottiamo contro l’impeachment non per “difendere la democrazia”, ma perché questo attualmente serve solo a far sì che i settori più reazionari prendano il controllo del governo. Preferiamo che il gioco continui con tutte le frazioni ai vertici che lottano tra di loro mentre noi contribuiamo a preparare le forze indipendenti che domineranno il prossimo capitolo di questa telenovela senza fine fatta di mediocrità e malefatte contro il popolo.

 

L’imperialismo allarmato della sua stessa banda

New York Times, Wall Street Journal, Le Monde, The Financial Times, l’Economist e una gran quantità di giornali imperialisti avevano avvertito sulle prime pagine che l’autorizzazione di un processo politico, ratificata da un parlamento la cui maggioranza è sotto accusa o colpevole di corruzione, sarebbe stata un irresponsabile salto nel vuoto. Tutti avvertivano del pericolo di creare una situazione incontrollabile e che i difensori dell’impeachment non avevano un governo minimamente stabile da sostituire al vecchio, in una situazione in cui spingevano una parte considerevole della popolazione ad uno scontro aperto.

I grandi capitalisti brasiliani hanno opposto resistenza all’idea di un processo politico per quasi un anno, con dichiarazioni da parte delle federazioni imprenditoriali, banche come Itaú, Bradesco, il giornale O Estado de Sp, ecc. Tuttavia, i loro rappresentanti politici, mediocri e presi nei loro deliri in cui interessi inconfessabili si combinano con la febbre dell’oro, con il loro degrado politico e intellettuale, questi rappresentanti politici ciechi e impazziti di fronte alla possibilità di assaltare la diligenza col bottino, hanno messo i propri interessi di clan al di sopra di tutto e, in un qualche modo, si sono svincolati dagli industriali, dalle banche, dagli speculatori e dalla grande borghesia e hanno intrapreso da soli l’avventura.

Ad un certo punto i veri borghesi, i capitalisti, si sono arresi e si sono attenuti, uno ad uno, alla politica irresponsabile dei propri partiti impazziti, aderendo all’impeachment. E li hanno seguiti perché non potevano fare altro, se non volevano rischiare uno scontro e la perdita di ogni contatto, come uno che segue la corrente aspettando che più in là possa fare un altro sforzo per arrivare a riva e salvare tutti. In questo caso, evitare una crisi rivoluzionaria e salvare il capitalismo marcio e corrotto controllato in Brasile dal capitale imperialista, insieme ai suoi soci nativi minori. Ma adesso che hanno legato la propria sorte a quella di quei politici mediocri impazziti, franchi tiratori, che agiscono per loro, la disgrazia di questi ultimi sarà la disgrazia di tutti.

La borghesia ha mostrato una volta di più che la cantilena della legalità, del rispetto delle istituzioni e della democrazia (compresa questa democrazia bastarda) viene usata solo per controllare gli schiavi.

Ora che ogni “legalità”, ogni “democrazia”, ogni “rispetto” sono stati violati, infranti e calpestati, i riformisti senza riforme continuano ad appellarsi alla legalità e al rispetto delle istituzioni cercando di contrastare un “golpe” con mezzi istituzionali. Cercare di convincere i “golpisti” a non essere “golpisti” è come cercare di convincere le scimmie a non mangiare banane.

 

Ah! La dialettica!

Tanto Lula quanto Dilma hanno gridato al golpe, pensando in questo modo di salvare le istituzioni borghesi, e ora, a “golpe” consumato, le masse – che non vogliono e non accetteranno un governo Temer-Cunha-Aécio, in tutto il Brasile si sentiranno libere di lottare per far cadere nelle piazze il governo che si è costituito. Una cosa si è trasformata nel suo opposto. Il freno istituzionale si è trasformato in una leva che può favorire una mobilitazione rivoluzionaria.

Ciò che sarà decisivo nel prossimo periodo sarà l’entrata in scena della classe operaia e delle masse, della gioventù, che si solleveranno contro il governo, il parlamento e il potere giudiziario e per le proprie rivendicazioni. Le manifestazioni si sono completamente trasformate. Sono militanti e combattive, ed esprimono il desiderio di rovesciare la classe dominante e i suoi rappresentanti.

I mediocri rappresentanti che la borghesia ha mandato in parlamento hanno provocato una crisi politica di dimensioni ciclopiche nel bel mezzo di una grave crisi economica e hanno così aperto una nuova situazione politica. La borghesia ha strappato il foglio su cui era scritto “legalità” e ha liberato le forze che Lula e il Pt erano riusciti a contenere per anni e anni.

Ancora una volta la frusta della controrivoluzione spinge in avanti la rivoluzione.

 

Da che parte dobbiamo andare. L’Assemblea popolare nazionale costituente

La parola d’ordine “Governo dei lavoratori!”, “Assemblea popolare nazionale costituente!” sono propagandistiche nel senso che orientano la nostra prospettiva e la nostra azione, mostrano il cammino, cioè non sono compiti immediati. Questi sono compiti che solo il movimento di massa può portare a termine.

Si tratta di una battaglia politica nella quale evidenziamo come solo l’autorganizzazione, solo le masse stesse e le loro stesse forze possono risolvere la situazione secondo i propri interessi.

Per questo il carattere della lotta per l’Assemblea popolare nazionale costituente non è quello di un’assemblea di nuovi deputati eletti con l’attuale sistema di suffragio controllato da governo, parlamento e magistratura, ma avrà il contenuto della lotta per la democrazia delle masse e dei soviet, organismi indipendenti di unità e di azione capaci di imporre la volontà della classe operaia.

E certamente, come spiegava Lenin in Russia, è in questo processo che si può e si deve costruire un governo rivoluzionario, il Governo dei lavoratori, l’unico governo capace di centralizzare e di garantire questa Assemblea popolare nazionale costituente e di permettere che questa si sviluppi pienamente, assumendo tutti i poteri. L’obiettivo della lotta per la democrazia per i marxisti ha senso solo se significa avanzare nella lotta per la rivoluzione sociale.

Questa è la grande esperienza della storia del movimento operaio internazionale. Lo Stato della Comune di Parigi del 1871, i consigli (soviet) nelle rivoluzioni russe del 1905 e 1917, nella rivoluzione tedesca dal 1919 al 1923 e in quasi tutti i grandi avvenimenti della lotta di classe nel XX secolo, mostrano la tendenza storica del movimento operaio a organizzarsi in assemblee, comitati, consigli con gruppi di delegati eletti e revocabili.

Si tratta di un’esperienza molto estesa e conosciuta dalla classe operaia dell’America Latina, come dimostra-no l’Assemblea popolare in Bolivia (1971), le Assemblee popolari e soprattutto i “cordoni industriali” in Cile (1973), le Assemblee popolari in Perù (1978), l’Assemblea popolare del popolo di Oaxaca (Appo) nello Stato messicano di Oaxaca (2006), ecc.; così come in Brasile, in diversi momenti, come durante il primo governo del Pt a San Paolo nel 1985, quando si costituirono (seppure in maniera molto effimera) Assemblee popolari e Con-sigli popolari con l’intento di “gestire” le città.

Si può così capire come la parola d’ordine delle Assemblee popolari abbia una storia e una certa tradizione in America Latina. In ogni esplosione sociale, sorgono con caratteristiche proprie. Questi sono alcuni esempi della tradizione di questa rivendicazione.

Noi aggiungiamo sempre la parola d’ordine del Governo dei lavoratori, non solo per le ragioni che Lenin utilizzava per spiegare la stretta relazione tra “governo provvisorio rivoluzionario” e “Assemblea costituente”, ma anche per rimarcare il carattere di classe di questo movimento e di questo governo. La parola d’ordine del Governo dei lavoratori porta il significato di un governo operaio e contadino, così come inteso nei primi quattro congressi dell’Internazionale comunista e nel Programma di transizione.

Dei vari esempi di Assemblee popolari citati, è importante sottolineare che questi organismi finora non sono andati oltre per la stessa ragione per la quale i soviet russi conciliatori del 1917 sarebbero stati eliminati se i bolscevichi non avessero conquistato una maggioranza al loro interno. Anche qui erano diretti da ogni variante di menscevichi latinoamericani.

 

La nuova Repubblica si sgretola e un nuovo regime sorgerà

Una situazione convulsa attraversa tutto il pianeta. Più di 60 guerre sono in corso nel mondo, tutte causate o alimentate dall’accanimento del capitalismo. Più di 65 milioni di rifugiati vivono in condizioni deplorevoli in quella che è diventata la peggiore catastrofe della storia. Nel 2016, ripetendo ad un livello più alto quello che già era successo nel 2015, già si contano a migliaia i morti tra chi ha cercato di attraversare il Mediterraneo per arrivare in Europa. Cade la maschera di ipocrisia dei governi borghesi di qualsiasi colore. Ma si vede anche la solidarietà tra i popoli.

L’economia internazionale è ancora immersa in una crisi che non vede fine e, per uscire da essa, i governanti e i dirigenti capitalisti hanno solo uno dei due modi descritti da Marx nel Manifesto: “distruggendo violentemente una gran parte delle forze produttive” (cancellazione di posti di lavoro e guerre) o aumentando lo sfruttamento (distruzione delle conquiste della classe operaia, dei servizi pubblici, taglio dei salari e intensificazione dello sfruttamento diretto). Ma anche i lavoratori usano le vecchie forme di resistenza: lotta di classe, manifestazioni, scioperi e iniziative politiche, rifiutandosi di votare per le vecchie formazioni e cercando di costruire nuovi strumenti politici di lotta. Questa resistenza è impressionante e ha provocato terremoti, uno dopo l’altro, nei paesi dove molti riformisti avevano proclamato la fine della lotta di classe e l’“imborghesimento” dei lavoratori.

 

Temer o il governo dei morti viventi

È in questo contesto internazionale che è nato il governo Temer, come il frutto deforme e mostruoso di una latrina. Un governo che non ha né una rotta né un futuro ma che può causare grossi danni.

Il governo Temer si avvale di un’équipe economica composta da dirigenti usciti direttamente dai mercati finanziari e quasi tutti i suoi ministri sono accusati o sono stati condannati per corruzione. È un governo estrema-mente fragile che non ha una reale base di massa. Nel giro di poche settimane ha dovuto licenziare tre ministri coinvolti in casi di corruzione e altri crimini. Altri cinque ministri sono accusati di corruzione.

Si tratta di un governo il cui obiettivo dichiarato è quello di diminuire il costo della manodopera (aumentare la produttività della produzione brasiliana intensificando lo sfruttamento), vale a dire: attacchi aperti ai diritti e alle conquiste della classe operaia e ulteriore apertura del mercato e cessione della ricchezza nazionale al grande capitale finanziario internazionale.

La piena applicazione della politica richiesta dalla borghesia nazionale brasiliana, che si vede schiacciata dalla doppia pressione delle conquiste della classe operaia degli ultimi anni, la bassa produttività del Brasile e la pressione del mercato internazionale, avrebbe una tale portata da provocare uno scontro di classe che questo governo non sarebbe in grado di controllare. Non può applicare questa politica senza correre il rischio di essere rovesciato rapidamente.

La classe imprenditoriale e l’alta finanza guardano al governo Temer con, da un lato, la preoccupazione di quello che si ritrovano tra le mani e, dall’altro, con un filo di speranza che possa sopravvivere e applicare la politica che desiderano, per poi sparire presto dalla scena.

 

L’operazione Lava Jato ha come scopo una “pulizia generale”

Come la Esquerda marxista ha spiegato in altre occasioni, ciò che sta avanzando in Brasile è una linea che esprime la necessità della borghesia di scoraggiare le organizzazioni di sinistra e operaie, ma allo stesso tempo di promuovere una pulizia generale (la traduzione di Lava Jato è autolavaggio, Ndt) nei vertici politici borghesi allo scopo di salvare le istituzioni e di distruggere la capacità di resistenza della classe operaia. Questo è ciò che ha scritto l’Economist dopo la votazione alla Camera sul processo politico: “Tutta la classe politica ha deluso il paese, in un mix di negligenza e corruzione. I dirigenti brasiliani non recupereranno il rispetto dei cittadini, né risolveranno i problemi economici del paese a meno che non ci sia una pulizia generale”.

L’operazione politica portata avanti da un potere giudiziario bonapartista che si arroga il diritto di arrestare legislatori che godrebbero di immunità, di sospendere il presidente della Camera eletto dai deputati (indipendentemente dal fatto che sia un reazionario accusato di ogni genere di crimini), mostra che un settore della borghesia e dell’apparato statale è disposto a liquidare una gran parte, la maggioranza, dell’attuale élite politica borghese del paese. Il loro grande problema è che non hanno nulla con cui rimpiazzarla, a parte un regime sotto la tutela del potere giudiziario bonapartista.

 

Similitudini e differenze tra l’operazione Lava Jato e Mani pulite in Italia

Le due operazioni sono politiche nel senso di ripulire l’apparato dello Stato e salvare le istituzioni dalla furia popolare. In Italia questo condusse alla liquidazione del settore maggiormente corrotto e mafioso dell’élite politica borghese e alla distruzione della Democrazia cristiana, il partito storico della borghesia italiana, oltre che del Partito socialista, il partito riformista che si convertì alla politica borghese, sotto la direzione di Bettino Craxi negli anni ’80. La borghesia italiana utilizzò l’apparato giudiziario perché i vertici della politica cominciavano ad appropriarsi di una parte troppo grande del plusvalore estratto ai lavoratori. Qui in Brasile, l’operazione sta andando nella direzione di liquidare l’élite politica corrotta, spazzando via Pt, Pmdb, Psdb, Dem, Pp, ecc.

La grande differenza, che rende così drammatica la situazione per la borghesia brasiliana, è che in Italia c’era come stampella il grande partito storico della classe operaia, il Pci trasformato nel Pds, un partito di massa, “pulito” agli occhi delle grandi masse.

Questo permise la formazione dei governi “tecnici” Amato, Ciampi e Dini (appoggiati dall’esterno dal Pds) e successivamente il Pds partecipò direttamente ai governi Prodi e D’Alema (segretario del Pds), cosiddetti di centro-sinistra.

Solo dopo il fallimento di quest’esperienza nacque il governo Berlusconi (nel 2001-2006 dopo una breve esperienza nel 1994-95) e, dopo il fallimento di Berlusconi e ancora di Prodi, è emerso Beppe Grillo, il comico che è arrivato a raccogliere il 25% dei voti.

Fu allora che ciò che restava del vecchio Pci-Pds si fuse con i resti della sinistra democristiana per dare vita al Partito democratico, che attualmente governa il paese.

In Brasile non esiste questo punto di appoggio. Il Pt è demoralizzato e politicamente è nel caos, la sua base sociale è scomparsa e i suoi legami con la classe operaia sono stati praticamente recisi, precisamente come nel caso del Partito socialista italiano. L’unica cosa che gli rimane è l’influenza nei vertici sindacali (Cut, Mst, Une).

Qui l’azione politica dei giudici crea una situazione tale per cui: “Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra, e gli uomini sono finalmente costretti a guardare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti” (K. Marx, F. Engels, Il Manifesto del Partito comunista). Qui la liquidazione del governo Temer non troverà dei ricambi di minima qualità.

L’operazione Lava Jato ha tra gli obiettivi politici il “rinnovamento” della direzione borghese per salvare le istituzioni e “normalizzare” gli attacchi giudiziari contro i movimenti sociali dei lavoratori e dei giovani. I giudici si arrogano il ruolo di arbitri supremi nella disputa politica tra le differenti fazioni della borghesia e le classi così come sulle istituzioni politiche borghesi. Si tratta di un potere giudiziario bonapartista che ha la pretesa di governare al di sopra di ogni legge e di imporre sotto mentite spoglie gli interessi generali della borghesia, e non importa a quale costo.

Questi obiettivi della Magistratura e le sue azioni, dimostrano il loro disprezzo per le libertà democratiche. Non è mai stato così chiaro che se la “giustizia” è solo una facciata di controllo sociale in tempo di pace, in tempo di crisi è uno strumento di guerra della borghesia, per difendere i suoi privilegi e il suo apparato statale. La persecuzione coordinata da decine di giudici, con oltre 40 azioni giudiziarie contro i cinque giornalisti della Gazeta do Povo, che hanno divulgato la notizia che i giudici ricevono dei salari di gran lunga superiori ai tetti previsti per la Magistratura, è la prova di una persecuzione politica tesa a insabbiare la degenerazione morale e sociale di una élite privilegiata.

 

L’economia, la produttività e il costo della forza lavoro

La crisi economica si approfondisce. Dopo il calo del 3,8% dello scorso anno, la recessione continua e si ag-grava nel 2016. Nel primo trimestre c’è stato un calo dello 0,3% del Pil rispetto al trimestre precedente e del 5,4% su base annua, il consumo delle famiglie è in forte calo, così come la produzione industriale. Sono già 11 milioni i lavoratori in cerca di occupazione, è il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’11,2%.

La borghesia brasiliana si propone disperatamente di abbassare il costo della manodopera. Dopo la vittoria di Lula nel 2002, il proletariato del settore privato brasiliano si sentiva sufficientemente forte per lanciarsi in grandi lotte salariali riuscendo a conquistare per circa 12 anni aumenti sempre superiori al tasso d’inflazione.

Questo senza alcun aiuto del governo, che non mosse un dito perché tutto questo accadesse. Ma allo stesso tempo anche la produttività del lavoro aumentava per cui i capitalisti potevano compensare. Questo ora è giunto a termine.

Con l’inizio della crisi mondiale di sovrapproduzione gli aumenti del salario reale divennero insopportabili per la classe dominante.

Secondo una lista di 25 paesi industrializzati, il Brasile è al primo posto nel costo del lavoro per unità di pro-dotto (Clup). Il Clup in Brasile è di 1,98 dollari, in Argentina è di 1,87. In Cina è di appena 0,17, negli Usa di 0,41, in Giappone di 0,44, in Indonesia e Messico di 0,48. Questi dati sono il risultato di una combinazione di supersfruttamento (plusvalore assoluto) e di un’industria con alta produttività tecnica (plusvalore relativo). Quanto più è basso il Clup tanto più è competitiva l’industria di un paese.

Su scala internazionale, tra il 2001 e il 2010 il Clup in Brasile è cresciuto del 112%, nello stesso periodo in Giappone è aumentato appena del 9%, mentre negli Usa è calato del 14%.

Se la borghesia brasiliana non riesce ad invertire rapidamente questa situazione finirà con l’essere cancellata dal mercato capitalista. Questo è anche il risultato di una economia che negli ultimi decenni ha approfondito la sua dipendenza dall’esportazione di materie prime aprendo le frontiere alla razzia imperialista come non si era mai visto nella sua storia. Il Brasile ha un’economia sempre più dominata dal capitale internazionale con una sovranità sempre più limitata. Queste sono le basi per la guerra civile economica che la borghesia brasiliana ha deciso di scatenare contro la classe lavoratrice.

 

Attacchi e resistenza

Il compito del governo Temer è approvare una riforma previdenziale che introduca l’età minima a 65 anni, lo sganciamento degli aumenti pensionistici da quelli salariali, la flessibilizzazione delle leggi sul lavoro, la terziarizzazione e la privatizzazione del patrimonio pubblico, tagli alla spesa sociale, la congelazione salariale per i dipendenti pubblici e il blocco delle assunzioni e dei concorsi.

Ma il governo si è imbattuto con un’enorme resistenza sociale. Ci saranno lotte sociali a prescindere dalle direzioni sindacali che vivono nel passato e che non riflettono più gli umori e la coscienza della classe lavoratrice.

 

Il Pt e la Cut incapaci di mobilitare

La politica del Pt è rimasta fondamentalmente la stessa. I parlamentari del Pt hanno già annunciato che fa-ranno un’“opposizione responsabile” al governo Temer. La direzione del Cut ha dichiarato che sta preparando uno sciopero generale con lo slogan “Fora Temer” (Via Temer), richiesta corretta, ma anche per “ristabilire il mandato popolare e la democrazia” il che vale a dire che “Dilma ritorni”, senza avanzare rivendicazioni concrete che contrastino gli interessi fondamentali dei capitalisti.

Anni di burocratizzazione, di accordi a porte chiuse, di “manifestazioni-show” il Primo maggio, di appoggio incondizionato ai governi di Lula e Dilma, hanno significativamente ridotto l’autorità politica e la capacità di mobilitazione delle centrali sindacali, che preferiscono la concertazione alla lotta di classe.

Un esempio di codardia è stato il discorso di Lula in una manifestazione di piazza: “Non posso parlare di sciopero generale perché non sto dentro le fabbriche e perché i pensionati non fanno scioperi”. E in una manifestazione per la cacciata di Temer ha concluso: “Non voglio pronunciarmi per la cacciata di Temer, non è corretto. Temer è un avvocato costituzionalista, deve restituire il potere a una presidentessa legittimamente eletta”.

Il risultato è che i tentativi di fare appello ai lavoratori contro l’impeachment di Dilma hanno lasciato indifferenti i lavoratori. Come ha affermato un compagno: “non ci sarà mai uno sciopero generale per difendere Dilma”.

 

La nostra lotta

La nostra posizione si basa su un concetto di difesa di classe. Per prepararsi a combattere contro gli attacchi del governo la lotta deve essere ben altra. La nostra bandiera è lo scontro con il governo e il capitale, la difesa di ogni conquista in base a una politica di indipendenza di classe:

• Difesa delle libertà democratiche! Abbasso le leggi repressive (Lei da Mordaca).

• Lavoro stabile. Occupazione e nazionalizzazione delle aziende che chiudono e che licenziano in massa.

• Scala mobile dei salari agganciata all’inflazione annua.

• Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

• Non pagamento del debito statale e del debito estero.

• Nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori di tutte le imprese coinvolte nella corruzione.

• Rinazionalizzazione delle aziende privatizzate.

• In difesa delle pensioni pubbliche. Ritiro di tutte le riforme previdenziali.

• Più finanziamenti per istruzione e sanità. Istruzione pubblica, gratuita per tutti. Nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori, delle cliniche, dei laboratori e dei centri di ricerca sanitari privati.

• Fuori Temer e il Parlamento!

• Assemblea popolare nazionale costituente!

• Per un governo dei lavoratori!