di David Rey (Podemos por el socialismo)

 

Con le elezioni amministrative del 24 maggio, la classe dominante spagnola e i suoi rappresentanti politici di destra hanno ricevuto un colpo molto duro che li ha lasciati sconcertati e perplessi. Prevedono uno scenario da incubo per i loro interessi, con la prospettiva che quattro delle cinque maggiori città del paese, compresa la capitale, Madrid, vengano governate da Podemos e forze alleate ad esso.

La disperazione è tale che due dei burattini più spregevoli della casta corrotta del Pp, il sindaco uscente di Valencia, Rita Barberá, e la candidata a sindaco sconfitta a Madrid e presidente del Pp locale, Esperanza Aguirre, hanno lanciato un appello per un patto di unità nazionale tra Pp, Psoe e Ciudadanos contro “l’estremismo” al fine di impedire a Podemos e ai suoi alleati di esprimere sindaci in queste città, nel modo più indecente che si possa immaginare.

La direzione del Psoe, che ha letto i risultati con altrettanta preoccupazione e perplessità, ha voluto evitare il suicidio politico e almeno per ora, seppure con un sorriso forzato, ha rifiutato di bere da questo calice avvelenato.

L’indignazione popolare che accompagnerebbe la decisione di bloccare la proclamazione dei sindaci delle forze di sinistra in queste grandi città, per un accordo spurio tra politici disprezzati e odiati, causerebbe una mobilitazione sociale difficile da arrestare e condurrebbe ad una disfatta alle prossime elezioni politiche di novembre. Il Psoe è tra i due fuochi, sente la pressione della borghesia ma allo stesso tempo vorrebbe evitare di fare la fine che ha fatto il Pasok in Grecia.

 

Che cosa rappresentano i risultati del 24 maggio

I risultati delle elezioni 24 maggio hanno aperto una seconda fase nella burrascosa situazione politica spagnola, dopo l’irruzione di Podemos alle elezioni europee di un anno fa e il suo sviluppo vertiginoso nei mesi successivi.

La prima fase si era conclusa prima di queste elezioni, col riconoscimento di Podemos come il nemico principale della classe dominante spagnola e del sistema politico su cui essa si basa. Nel corso di quest’anno, Podemos e i suoi dirigenti sono stati sottoposti ad attacchi feroci da parte dei media borghesi e dei partiti politici del regime.

Ma ora, attraverso le cosiddette “candidature di unità popolare” Podemos e le forze alleate avranno, salvo eventualità impreviste, il governo di Madrid e Barcellona, così come di città di primaria importanza quali Saragozza, La Coruña, Oviedo, Cadice e Santiago de Compostela. Si guardi ovunque nel mondo, non ci sono precedenti nella storia contemporanea dello sviluppo, nel giro di un anno, di eventi di questa portata.

Il fatto che in quattro delle cinque più importanti città del paese, così come in altre città di medie dimensioni, il Psoe sia stato superato dalle forze alla sua sinistra, segna un salto di qualità nei rapporti di forza che riflette il graduale declino di quella che in passato è stata la forza politica tradizionale della classe operaia spagnola.

La causa dello sviluppo esplosivo di questi eventi non risiede nella “genialità strategica” di un leader o nella cospirazione attuata da poteri occulti, ma nella natura rivoluzionaria del nostro tempo, che si esprime in cambiamenti radicali nella coscienza politica di milioni di persone che sono state scosse dagli effetti della pressione incessante della peggiore crisi economica e sociale di cui si abbia memoria.

Ai dati già citati vale la pena aggiungere la conquista della terza città più grande del paese, Valencia, da parte di un’altra forza alla sinistra del Psoe, Compromìs, che proviene essenzialmente da una vecchia scissione di Izquierda unida (Iu).

Un altro capoluogo di provincia come Zamora, una roccaforte tradizionale della destra, sarà governata da Iu. Ma c’è di più: Podemos è stata la forza più votata nelle città della cintura rossa di Madrid, come Parla e Rivas-Vaciamadrid, si è piazzata al secondo posto in città come Fuenlabrada, San Fernando de Henares e Coslada. Inoltre, Podemos ha superato il 20% dei voti in numerose città della Comunità di Madrid. Nelle Isole Canarie, ha vinto a Las Palmas, ed è arrivata seconda a Tenerife. Nella regione di Aragona, è la seconda forza a Saragozza, Huesca, Teruel, davanti al Psoe, ed è la terza forza regionale con appena una differenza di 0,90% al di sotto del Psoe (20,51% contro 21,41%) a causa del voto nelle zone di campagna. Nelle isole Baleari, è arrivata seconda a Palma di Maiorca, dietro il Pp. In Asturias, è arrivata seconda a Oviedo, Gijon, Aviles e Langreo. In Euskadi (Paese Basco), è risultata il terzo partito per numero di voti – davanti al Psoe e al Pp – nelle elezioni provinciali, e ha anche superato il Psoe in Navarra.

 

La sconfitta della destra

Il Pp ha ottenuto alle elezioni comunali il 27% dei voti, il peggior risultato della sua storia, perdendo 2,4 milioni di voti e comuni simbolo come Madrid e Valencia e persino feudi tradizionali come Valladolid, Alicante e Palma di Maiorca. Sarà inoltre sfrattato dalla guida di metà dei capoluoghi di provincia dell’Andalusia: Huelva, Siviglia, Cordoba e Cadice; così come da Vitoria, nei Paesi Baschi, e Badalona in Catalogna. Nella tradizionale roccaforte della Galizia, non governerà più in nessun capoluogo di provincia. Inoltre, nelle elezioni regionali tenutesi in 13 regioni, perde 6 delle 11 comunità autonome dove governava: Extremadura, Valencia, Isole Baleari, Castilla-La Mancha, Cantabria e Aragona, che passeranno in mano al Psoe, con l’eccezione della Cantabria, dove, probabilmente governerà il Partito regionalista di Revilla. La battuta d’arresto è particolarmente spettacolare a Valencia dove paga caro (600mila voti in meno) il profondo discredito per la corruzione frenetica che ha caratterizzato il suo governo negli ultimi vent’anni.

Il Pp manterrebbe, agonizzante e privo di maggioranza assoluta, oltre alla Galizia in cui non ci sono state elezioni, solo i governi regionali di La Rioja, Murcia, Castilla y Leon e Madrid. E solo se Ciudadanos consentirà e sarà disposto a pagare il prezzo di assicurare il proprio voto ai governi screditati del Pp.

Il mantenimento, considerato probabile, della Regione di Madrid da parte del Pp è particolarmente significativo. Qui la sinistra ha ottenuto la maggioranza dei voti, ma Izquierda unida non ha avuto una rappresentanza parlamentare per lo sbarramento al 5% (ha ottenuto il 4,14%), il che ha permesso il rigonfiamento della rappresentanza parlamentare del Pp e Ciudadanos che superano per un solo deputato quelli avuti da Psoe e Podemos.

 

Il bilancio del Psoe

Abbiamo già spiegato in un primo bilancio la portata della vittoria della sinistra e la sconfitta della destra alle elezioni comunali, dove le forze di sinistra hanno vinto in 28 dei 52 capoluoghi di provincia e il Pp in 17. Anche se il Psoe ha vinto nella maggior parte di queste 28 capitali, in nessuna di loro ha raggiunto la maggioranza assoluta, avrà bisogno perciò dell’appoggio delle candidature promosse da Podemos e Iu per assicurarsi la guida dei consigli. Non è meno rilevante sottolineare che il Psoe, come il Pp, abbia ottenuto il peggior voto della sua storia alle elezioni comunali, con il 25% dei voti totali, perdendo 600mila voti rispetto al 2011.

Nelle elezioni regionali, si è visto un risultato simile. Il Psoe ha vinto in due regioni (Asturias e Estremadura) ed è stato il più votato a sinistra in altre quattro (Valencia, Isole Baleari, Castilla-La Mancha e Aragona). Ma la cosa più importante è che il Psoe potrebbe governare in queste sei regioni soltanto con il sostegno di altre forze, soprattutto Podemos e in misura minore Iu; anche se non si eslcude la possibilità di un supporto provvisiorio di Ciudadanos in alcune comunità regionali, per paura di quest’ultimo di essere identificato troppo con il Pp se lo sostenesse in tutte le regioni in cui il partito di Rajoy ha ottenuto la maggioranza relativa.

Diamo per scontato che i leader del Psoe consentiranno l’investitura dei candidati a sindaco delle liste comunali sponsorizzate da Podemos, visto che permettere un governo del Pp significherebbe un suicidio politico in vista delle elezioni politiche di novembre. Da parte sua, Podemos ha già dichiarato che il principale obiettivo è quello di impedire il perdurare dei governi del Pp laddove il Psoe abbia più possibilità di governare, tanto nelle città come nelle regioni.

 

Ciudadanos

A dispetto dei toni trionfali, Ciudadanos non ha soddisfatto le aspettative della classe dominante, malgrado la pubblicità ricevuta dai media del potere, i finanziamenti ricevuti dalle grandi imprese e l’attenzione quasi esclusiva che gli hanno riservato i dirigenti del Psoe e Pp. Poche settimane fa, i sondaggi ufficiali gli assegnavano un appoggio del 18%. Ma alle elezioni comunali è riuscito ha ottenere solo il 6,5% dei voti e in ambito regionale il 9,5%.

La causa della stagnazione dell’intenzione di voto degli elettori è di natura politica. È la percezione che si è sviluppata durante la campagna elettorale che Ciudadanos è semplicemente una nuova variante della destra destinata a scendere a patti con il Pp per garantire i suoi governi nei comuni e nelle regioni autonome. Questo è ciò che ha tolto l’appoggio potenziale di settori recentemente entrati in politica che cercavano in Ciudadanos una variante “progressista” libera dalla corruzione e a difesa dei diritti sociali.

E se questa percezione si è sviluppata, si deve quasi esclusivamente al tono agitativo che nelle ultime settimane della campagna elettorale hanno sviluppato Podemos e il suo leader, Pablo Iglesias, smascherando il carattere borghese e a difesa dei ricchi della politica di Ciudadanos.

Ciudadanos è ora intrappolata in una trama molto complicata. Se permette le investiture del Pp nelle città e nelle regioni autonome dove ha la possibilità di governare, risulterà associato chiaramente alla destra e diminuirà le sue ambizioni di successo alle elezioni politiche. Non potrà nemmeno mascherare l’appoggio al Pp astenendosi nelle votazioni, perché la configurazione particolare della rappresentanza in tutte le grandi città e regioni, farebbe sì che questa astensione comporterebbe la nascita di governi di sinistra. Così Ciudadanos dovrà votare a favore del Pp affinché possa formare dei governi in queste istituzioni. In caso contrario, il Pp soffrirebbe un arretramento catastrofico, perché continuerebbe a governare solo in pochissime grandi città non mantenendo nessun governo “autonomico” (le regioni in Spagna sono considerate autonomie secondo il sistema federalista che vige in quel paese, Ndt), con l’unica eccezione della Galizia. D’altra parte, se Ciudadanos facilitasse la vittoria del Psoe in queste grandi città e regioni autonome, oltre a rafforzare questo partito, perderebbe il sostegno della sua base sociale di destra e, sicuramente, arriverebbe a una scissione in quanto il Pp non impiegherebbe molto a comprare una parte importante dei suoi consiglieri nelle principali città e nei parlamenti regionali al fine di mantenere un minimo di potere istituzionale.

La borghesia era interessata a conservare un’immagine immacolata per Ciudadanos – per portarlo nelle condizioni migliori alle prossime elezioni politiche, in modo da poter togliere a Podemos una parte del voto in uscita dal Pp e dal Psoe –, e a fargli raggiungere un numero sufficiente di voti e deputati per garantire un futuro parlamento con una maggioranza stabile a favore del regime. Ma ora Ciudadanos è schiacciata tra gli interessi dei grandi partiti e il suo profilo politico, apertamente filo-capitalista, che limita la sua penetrazione nella classe lavoratrice e nei settori della classe media impoveriti orientati a sinistra. Le sue scelte saranno decisive per determinare il destino dell’organizzazione nei prossimi mesi.

 

Izquierda unida

È diventato un luogo comune dire, all’interno di Iu, che non è la prima volta che l’organizzazione scende al 4-5% dei consensi. Molti dirigenti hanno così affermato: “ne verremo fuori come in passato”. Tuttavia in passato Iu non aveva rivali significativi a sinistra del Psoe. Adesso con Podemos la situazione è totalmente cambiata.

La realtà è che il 4,73% raggiunto il 24 maggio è il peggior risultato nella storia di Iu alle elezioni comunali in cui tradizionalmente ottiene risultati migliori rispetto alle elezioni politiche. Pur mantenendo la sua presenza a livello locale nelle zone di campagna e nelle piccole città, crolla nelle grandi città, nel bel mezzo di uno spostamento epocale della società a sinistra.

Iu ha avuto l’opportunità in queste elezioni di ricostruire parte della sua base sociale nelle principali città, ma gli interessi materiali della burocrazia meschina che la guida nelle varie federazioni regionali ha portato Iu a boicottare la maggior parte delle candidature di unità popolare, con la scusa di non voler mischiare i simboli. Iu poteva uscire rafforzata a Madrid, facendosi riconoscere come una delle principali forze protagoniste della vittoria di Manuela Carmena contro l’apparato mafioso di Esperanza Aguirre. Ma oggi, divisa e a pezzi, quasi nessuno a livello di massa si ricorda di Iu a Madrid, con un apparato locale che è visto (meritatamente) con disprezzo dagli attivisti politici e sociali.

Per la prima volta nella sua storia, Iu non ha rappresentanza nelle città di Madrid e Valencia. Il fatto che esprimerà il sindaco a Zamora è un’eccezione attribuibile a condizioni molto particolari e come tale deve essere considerato. Al contrario, in quelle zone, come Alicante, Barcellona o Galizia, dove le direzioni locali sono entrate nelle candidature di “unità popolare” anteponendo gli interessi del movimento a quelli dell’apparato, hanno beneficiato della corrente generale ascendente contribuendo ad ottenere un risultato straordinario.

In Andalusia, l’apparato regionale di Iu ha svolto un ruolo particolarmente deprecabile. Laddove i militanti hanno partecipato in candidature aperte come Jaen, Dos Hermanas, l’apparato ha espulso o sciolto i circoli locali. Questa politica ha portato a una frammentazione folle, alla divisione dei candidati alla sinistra del Psoe, riducendo le possibilità di vittoria e aiutando il Pp a mantenere la maggioranza relativa. È il caso di Jaen, Malaga e Granada, dove con l’aiuto di Ciudadanos, la destra manterrà i sindaci nonostante il tracollo elettorale.

Nelle elezioni regionali i risultati sono altrettanto negativi. Oltre che nelle città è rimasta senza rappresentanza nelle regioni di Madrid e Valencia. Così come è uscita dal parlamento di Estremadura, dove ha pagato a caro prezzo l’appoggio opportunista e senza scrupoli (seppure dall’esterno) a un governo del Pp.

Iu affronta la sfida più grande della sua storia. Il suo declino appare inarrestabile. Nell’organizzazione coesistono una militanza magnifica, alcuni leader locali di valore assieme a un apparato conservatore, meschino e socialdemocratico che aspira solo a vivere dalle briciole che rimangono dalla rappresentanza istituzionale, in qualità di partner minore dell’apparato del Psoe, come dimostra l’accordo infame per il governo in Andalusia.

L’apparato di Iu-Madrid e l’ala destra di Llamazares, sono prodotti tipici di questo atteggiamento. Ogni potenziale innovazione di Iu è minacciata in modo permanente dalla gestione di questo apparato.

Solo una battaglia frontale e definitiva del settore guidato da Alberto Garzón e Anguita contro questa burocrazia, che faccia appello alla militanza sana e onesta, potrebbe creare le condizioni per un rilancio dell’organizzazione. Non c’è altra opzione. Ora l’apparato di Madrid e Llamazares hanno lanciato una sfida aperta a Garzón e Anguita, attribuendogli la colpa del disastro elettorale del 24 maggio. Non raccogliere questa sfida, contrattaccando con la convocazione di assemblee locali e regionali dei militanti, approfondirebbe il declino di Iu distruggendo e isolando tutto ciò che rimane di vivo e vegeto all’interno dell’organizzazione. Per Garzón si tratta di un’ultima chiamata.

 

L’avanzata di Podemos e la svolta a sinistra dell’ultima ora

La forza che è uscita più rafforzata da queste elezioni, sotto ogni punto di vista, è Podemos. Ci sono molte lezioni da trarre in tutto ciò. Apparentemente Podemos arrivava a questo appuntamento elettorale in una fase stagnante del suo consenso. I sondaggi la davano in calo da diversi mesi. Seppure la campagna di calunnie aumentava per la portata delle accuse ed era senza interruzione, ciò che spiegava la situazione di stallo era l’atteggiamento incoerente, esitante e sfuggente della direzione di fronte alla pressione mediatica incessante che mirava a costringere Iglesias ad ammorbidire e annacquare il programma di governo. È stato questo atteggiamento di mezze misure, la crescente moderazione del discorso politico e la mancanza di chiarezza del programma di governo, a portare Podemos a perdere la fiducia di un settore di sostenitori che erano alla ricerca di un’alternativa radicale agli inaspriti problemi sociali e alla corruzione del sistema politico.

L’emergere di Ciudadanos, sponsorizzato da ingenti finanziamenti delle grandi aziende e col sostegno schiacciante dei media, aveva precisamente il fine di fornire un’alternativa di cambiamento “soft” e “affidabile” che raccogliesse i voti dei delusi da Podemos e dai partiti del regime, Pp e Psoe. Le elezioni andaluse, dove Podemos ha raccolto un risultato non disprezzabile del 15%, ma al di sotto delle attese, sono state il primo segnale della necessità di una svolta nell’orientamento politico.

Dopo una breve lotta interna a livello della direzione, tra l’ala moderata che cercava di diluire ulteriormente il radicalismo originale di Podemos e l’ala rappresentata da Juan Carlos Monedero e Pablo Iglesias che pianificava una svolta a sinistra, alla fine ha vinto quest’ultima. Questo spostamento a sinistra dell’orientamento e del discorso di Podemos è stato centrale per creare le condizioni di una ripresa dell’organizzazione e dei suoi consensi nei sondaggi, prendendo come punto di partenza l’ultima campagna elettorale.

È innegabile il ruolo personale svolto dal compagno Pablo Iglesias nel dare nuova energia alla agitazione politica di Podemos durante la campagna elettorale. Il grande risultato di Podemos e delle candidature comunali affini non può essere spiegato senza la mobilitazione straordinaria che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone nella campagna elettorale più intensa, militante, appassionata ed emozionante da diversi anni a questa parte.

In parallelo, una mobilitazione simile si è sviluppata in Catalogna con comizi e assemblee di massa, organizzati da Barcelona en Comú e candidature simili. Qui, il ruolo personale di Ada Colau e dei movimenti sociali è stato fondamentale.

La chiave di questa mobilitazione popolare sono stati i discorsi radicali ed entusiasti, con un alto contenuto di classe. Ci sono stati costanti riferimenti alla lotta contro la dittatura, per difendere i lavoratori contro i “fighetti” e i ricchi, ecc. Cosa ancora più importante, Pablo Iglesias ha usato come arma principale nei suoi discorsi elettorali una critica alla “destra”, riconoscendo in questa parola una caratterizzazione politica e sociale del nemico di classe, in grado di attrarre e mobilitare la base sociale di Podemos, contraddicendo la precedente teoria secondo la quale bisognava superare la dicotomia “destra-sinistra” considerata “obsoleta”.

Questo ha avuto un ruolo chiave nello smascheramento di Ciudadanos davanti a centinaia di migliaia di persone. L’insistenza nel vincolare Ciudadanos alla destra e ai ricchi è stata essenziale per ridurre drasticamente l’aumento delle intenzioni di voto in favore di questa organizzazione reazionaria, e per strappargli dal volto la maschera di una presunta “imparzialità” tra le classi.

L’affermazione ripetuta più volte da Pablo Iglesias che Podemos è il partito del “vero socialismo”, il partito delle “classi popolari”, andava proprio in questa direzione.

Pablo Iglesias sembra aver capito che i lavoratori sono la maggioranza del paese, che senza il loro appoggio è impossibile costruire un movimento che arrivi al potere e che un discorso incentrato sui problemi sociali è l’unico che può raccogliere attorno a Podemos anche i settori della classe media maggiormente colpiti dalla crisi del sistema. Ciò rappresenta un passo avanti che salutiamo positivamente.

In breve, la chiave per la rivitalizzazione di Podemos e della eccellente prestazione elettorale è stata la svolta a sinistra e l’orientamento verso la classe lavoratrice. E se qualcosa deve essere rimproverato alla direzione di Podemos è non aver effettuato prima questa svolta, per chiarire le ambiguità del discorso politico e dell’orientamento dell’organizzazione.

 

La politica sulle alleanze

Podemos, nei parlamenti regionali e nelle candidature di unità popolare nei municipi, si trova ora di fronte a grandi sfide. In attesa della costituzione dei governi comunali e regionali, dovrebbe pretendere dal Psoe, da Iu e dalle altre forze progressiste, che votino i nostri candidati, dove Podemos è la prima forza di sinistra. D’altra parte, siamo d’accordo con l’affermazione del compagno Pablo Iglesias che un asse centrale della nostra attività deve essere quello di bloccare il passo alla destra. Questo, concretamente, implica favorire la formazione di governi del Psoe laddove ha più voti, con la condizione di non partecipare ai suoi governi che, con ogni probabilità, applicheranno politiche di tagli “imposti dalla legge”. Aspiriamo a strappare al Psoe il suo elettorato, per questa ragione dobbiamo restare all’opposizione per lottare in piazza contro le politiche di austerità. Le lezioni del fallimento del governo di coalizione Psoe-Iu in Andalusia non devono essere dimenticate.

Ci sono situazioni particolari che dobbiamo affrontare con onestà e serietà. Tale è il caso della Navarra e dei Paesi Baschi, dove Podemos ha un appoggio molto importante ed è la forza principale della sinistra non nazionalista. Nel caso della Navarra, la posizione di Podemos è centrale per fare fuori la destra reazionaria e dispotica che governa questa comunità da anni. La sinistra nazionalista di Geroa Bai e Bildu qui è la forza maggioritaria, di cui la prima è la forza più importante. La sua base sociale è la stessa della nostra: lavoratori, giovani e settori impoveriti della classe media. Dobbiamo respingere con forza qualsiasi ricatto politico che cerchi di intimidirci con l’argomento che non dovremmo permettere la formazione di un governo in Navarra con gli “amici” dell’Eta.

Basta utilizzare in modo reazionario la questione nazionale e l’amara esperienza passata dell’attività armata dell’Eta, a cui ci siamo sempre opposti correttamente, per costringerci a trattare con un partito reazionario come l’Upn (Union del pueblo navarro, il partito della borghesia navarra, Ndt)! E ancora meno se questa critica arriva da persone che non hanno mai condannato i crimini del franchismo! Accettare sommessamente che continui a governare l’Upn significherebbe un tradimento delle aspettative dei lavoratori e dei giovani della Navarra che vogliono farla finita col governo dei nazionalisti di destra. Come nel caso del Psoe in altri zone, impedire che continui a governare la destra non significa essere coinvolti in governi dove non abbiamo la maggioranza o la possibilità di attuare il nostro programma. Dovremmo portare avanti questa posizione, nel caso del governo della comunità autonoma della Navarra e nella città di Pamplona, così come nei governi delle province e dei comuni baschi in cui si presentino circostanze simili.

 

Quale dovrebbe essere la nostra azione di governo?

Sulla base dei risultati del 24 maggio, dovremo governare attraverso candidature comunali di “unità popolare”, laddove siamo forza di maggioranza all’interno della sinistra, dove abbiamo una minoranza consistente o entriamo in coalizione con forze affini. Ma in nessun caso dobbiamo rinunciare al nostro programma. È preferibile tornare a votare per ottenere una maggioranza sufficiente per governare, piuttosto che impegnarsi in un’azione di governo mediocre che frustri o tradisca le aspettative suscitate.

La prima azione dovrebbe promuovere una verifica del debito comunale per denunciare la corruzione dei governi precedenti, ripudiandone la parte che consideriamo illegale e illegittima e che, ad ogni modo, significhi un peso per l’attuazione del nostro programma, affermando che se ne dovrebbe fare carico lo Stato o venga trasferito ai suoi veri responsabili, le banche e altri usurai capitalisti. Per ottenere risorse, dobbiamo aumentare le tasse alle filiali delle banche e alle grandi imprese. Dobbiamo rimunicipalizzare i servizi pubblici privatizzati e rifiutare di applicare qualsiasi taglio dei servizi pubblici, invertendo il deterioramento della loro qualità e ampliando i servizi sociali (mense, poliambulatori, centri polisportivi a costo minimo o gratuiti, centri sociali ricreativi e culturali, ecc.). Dobbiamo vietare gli sfratti, offrendo un alloggio alle famiglie già sfrattate o senza casa.

Per bloccare il rischio di corruzione, dovrebbero essere rimossi gli alti funzionari pubblici. Tutti gli incarichi pubblici devono percepire, al massimo, il salario medio di un operaio specializzato.

Oltre ad altre misure contenute nei programmi elettorali, dobbiamo compiere passi decisivi per la democratizzazione della partecipazione popolare, favorendo assemblee di quartiere dando ad esse piena autorità di discutere e decidere sulle questioni che riguardano il quartiere.

 

Preparare la vittoria futura

Sicuramente la nostra azione di governo dovrà affrontare una forte opposizione da parte del governo nazionale e di quelli regionali, che cercheranno di soffocarci finanziariamente e minacceranno di sanzionarci se pretendiamo di disobbedire alle loro restrizioni alla spesa comunale.

Dobbiamo prepararci, quindi, ad organizzare e coordinare una lotta unita delle città con governi di “unità popolare” in difesa del settore pubblico e contro i tagli e ad affrontare la repressione del Pp contro le istituzioni ribelli. Una lotta organizzata in tal senso, con mobilitazioni di solidarietà in tutto il paese, giocherebbe un ruolo enorme nella crescita della coscienza politica di milioni di persone che ancora non ci seguono, preparando in futuro la vittoria in tutta la Spagna.

I cancelli del malcontento sociale sono aperti e il torrente dei movimenti sociali ha assunto la forma di organizzazione politica. Siamo sempre più visti come lo strumento principale per il cambiamento sociale, politico ed economico che sostengono milioni di oppressi e esclusi. Dobbiamo trarne tutte le conclusioni e agire di conseguenza.

Anche se manca un programma socialista complessivo, la svolta a sinistra di Podemos ha rafforzato i nostri legami con la classe lavoratrice. Il compito che ci compete come marxisti organizzati in Podemos, è quello di accompagnare il movimento di massa “spiegando pazientemente” la necessità di un programma socialista per trasformare la società.

Rafforzare le idee del marxismo all’interno del movimento, è un compito essenziale. In questa lotta ci rivolgiamo ai migliori attivisti del movimento perché si uniscano a noi in questa entusiasmante battaglia che può cambiare il volto della Spagna e con essa dell’Europa e del mondo.

 

giugno 2015