di Antonio Erpice

Friedrich Engels svolse un ruolo notevole nell’elaborazione del socialismo scientifico. L’amico e più stretto collaboratore di Marx non fu semplicemente un suo gregario, essendo a sua volta uno studioso appassionato e acuto, come testimoniano il grande numero di scritti, articoli, commenti e indirizzi politici di cui fu artefice in più di quarant’anni di militanza tra le file della rivoluzione.
Engels fu anche e soprattutto un brillante teorico, che con estrema umiltà riconosceva a Marx la capacità di volare più in alto di tutti, ma al cui fianco di certo non sfigurava.1
Insieme ad alcune intuizioni geniali che furono decisive per indagare specifici campi dal punto di vista del materialismo storico, Engels scrisse alcune delle opere che hanno puntualizzato e sistematizzato la concezione generale che lui e Marx avevano sviluppato. Si tratta dei testi a cui si fa riferimento quando si parla della filosofia marxista come l’Anti-Dühring, il Ludwig Feuerbach e la Dialettica della natura. Proprio per questo Engels è stato nel corso dei decenni anche il bersaglio privilegiato per chi voleva mettere in discussione la visione organica del marxismo.
Dal dibattito intorno alla figura di Engels, per sottolinearne gli aspetti negativi, si è passati in molti casi alla sua rimozione; nell’asfittica ripresa dell’analisi di Marx a seguito dello scoppio della crisi ovviamente del ruolo di Engels non c’è traccia.
Si tenta di dipingere un marxismo senza Engels, un “marxismo” che in alcuni casi è ridotto a sociologia critica e in altri invece è uno degli ingredienti (tra i tanti) volti a dare la giusta parvenza di radicalità a qualcuna delle filosofie più in voga. Un approccio esasperato dalle infinite riletture postmoderne di Marx che ne sviliscono il senso.
Il fatto che di volta in volta si provi a innestare il marxismo su diverse concezioni filosofiche non è certo una novità. Per noi non si tratta di preservare un’astratta purezza del marxismo originario, men che mai, come vedremo, di richiamarsi all’ortodossia del Diamat,2 ma di difendere il marxismo in quanto concezione generale e autosufficiente, al fine di avere uno strumento efficace per analizzare e trasformare la realtà.
La rimozione di Engels in questo contesto non è un fatto neutro. Se c’è un elemento che spesso accomuna le diverse varianti dell’approccio a cui abbiamo fatto riferimento è il rifiuto della dialettica e ovviamente del contributo di Engels al riguardo.3 Anche qui nulla di nuovo se non fosse per il fatto che oggi più che in passato questa rimozione è connessa alle teorizzazioni esplicite sull’abbandono della concezione rivoluzionaria, che ben rappresentano l’interiorizzazione delle sconfitte del movimento operaio dei decenni scorsi.
Anche coloro i quali accettano la dialettica nelle scienze sociali criticano ad Engels la sua applicazione nel campo della natura. Engels avrebbe a loro dire trasformato la concezione materialistica della storia in una nuova filosofia speculativa, con categorie aprioristiche e schematiche, non riuscendo ad emanciparsi dall’idealismo tedesco. Il nodo della questione ruota quindi attorno alla dialettica materialista e agli studi di Engels sulla natura e le scienze naturali dove a parere dei suoi critici emergerebbe la reintroduzione di una concezione della dialettica in contrasto con la visione di Marx.


Engels contro Marx?

Sgombriamo subito il campo dalla prima obiezione: la tesi per cui la dialettica sia per Marx uno strumento valido solo nel campo delle scienze sociali. L’interesse di Marx, come quello di Engels, era indirizzato in prevalenza al contesto delle vicende umane al fine di fornire una base scientifica alla teoria socialista, ma dalla corrispondenza tra i due non emerge nessuna divergenza al riguardo, nemmeno quando Engels comunicò all’amico le sue osservazioni circa la dialettica e la natura. Anzi, lo stesso Marx si dedicò a studi di matematica ed era interessato a “dialettizzare” le scienze naturali e quelle esatte.4
Del resto nel Capitale, analizzando il passaggio dal maestro artigiano al capitalista afferma: “Qui, come nelle scienze naturali, si rivela la validità della legge scoperta da Hegel nella sua Logica, che mutamenti puramente quantitativi si risolvono ad un certo punto in differenze qualitative”.5
Marx non ha mai scritto un manuale di dialettica né un’opera sistematica dove esprimesse la propria concezione generale, ed accenna all’illustrazione del proprio metodo solo in alcuni scritti e lettere, impegnato com’era a trovare nel campo degli studi specifici le leggi che regolano il modo di produzione capitalistico e la dialettica interna ad esso.
Come spiega lo stesso Engels, proprio perché Marx era impegnato nel suo lavoro decisivo, ovvero la stesura del Capitale, era lui che si occupava di difendere la loro teoria dagli attacchi che riceveva. Da qui la maggiore sistematicità delle sue opere e il loro carattere divulgativo e polemico, che gli valse l’accusa di aver volgarizzato e schematizzato il marxismo.6 Non solo non è sostenibile la tesi di un Engels che avrebbe distorto Marx laddove invece entrambi lavoravano e si confrontavano costantemente, ma è un’operazione puramente accademica anche il provare a dividere con un filo netto le loro elaborazioni perché si trattava di un collettivo di lavoro, con tanto di divisione interna, dove i due si scambiavano articoli e materiali. Valga per tutti l’esempio dell’Anti-Dühring principale oggetto polemico dei critici di Engels, che non solo Marx lesse, ma di cui scrisse un capitolo.7


La Dialettica della natura

Engels nutriva un vivo interesse per le scienze naturali, seguiva con passione le più importanti scoperte scientifiche del suo tempo, confrontando le proprie impressioni con Marx e Schorlemmer, chimico a cui erano entrambi legati da una stretta amicizia e che consideravano il riferimento per gli studi specialistici in materia.8
Engels abbozzò i propri studi sulle scienze naturali solo a partire dagli anni ’70, senza riuscire a portarli a compimento, in particolare perché con la morte di Marx nel 1883 dedicò tutte le sue energie alla pubblicazione dei volumi del Capitale successivi al primo.9 Il manoscritto di Engels, affidato a Bernstein, suo esecutore testamentario, rimase per trent’anni negli archivi della socialdemocrazia tedesca, finché non venne pubblicato nel 1925 col titolo di Dialettica della natura.
Proprio perché si tratta di un lavoro rimasto incompiuto racchiude materiale diverso: articoli, note, frammenti, che anche se in forma abbozzata danno l’idea delle intenzioni di Engels di fornire un quadro d’insieme che comprendesse la relazione tra natura, scienze della natura e dialettica, il ruolo della matematica nelle scienze naturali ma anche il rapporto tra la dialettica e la ricerca scientifica.
L’intento di Engels è in sostanza quello di dimostrare che la dialettica, epurata dal misticismo idealista, sia uno strumento per leggere i processi naturali e le scienze che li riguardano al pari di quanto lui e Marx avevano già dimostrato per le scienze sociali.
La ripresa che Engels fa della dialettica in ordine al mondo della natura richiama al confronto con Hegel e al rovesciamento della dialettica hegeliana. La critica di Engels a Hegel è precisa: le leggi della dialettica devono essere estratte dal mondo della società e da quello della natura e non applicate o sovrapposte a questi come leggi del pensiero a cui la realtà debba conformarsi. Viceversa, com’è alla base della concezione materialista, è il pensiero che si modella sul reale.


La dialettica materialista e la critica al pensiero metafisico

La dialettica per Engels è il solo metodo che consente di cogliere la realtà nella sua concretezza e nel suo sviluppo e, nello stesso tempo, la forma attraverso cui la realtà stessa si evolve. Essa emerge non appena si analizzi qualsiasi aspetto del pensiero umano, della natura, così come della storia. Tutta la realtà, nel momento in cui la si osserva, ci appare come un insieme di nessi dove tutto cambia, nasce e muore.
I filosofi greci erano in gran parte dei dialettici anche se ad un livello intuitivo.10 La loro concezione, nonostante cogliesse il carattere generale dei fenomeni, non era sufficiente però per fornirci i tratti particolari di cui il quadro d’insieme si compone. Per arrivare a questo bisognava separare i fenomeni dal loro contesto naturale o storico ed esaminarli singolarmente, nelle loro caratteristiche peculiari.
Questo – dice Engels – è anzitutto il compito della scienza della natura e della ricerca storica, campi d’indagine che per ragioni molto valide non ebbero presso i greci dell’età classica che una posizione di secondo piano, perché questi dovevano prima di tutto raccogliere il materiale. Gli inizi dell’indagine scientifica della natura sorsero solo con i greci del periodo alessandrino, e più tardi, nel medioevo, furono ulteriormente sviluppati dagli arabi; una vera scienza della natura data, però solo dalla seconda metà del secolo XV e da allora ha progredito con celerità sempre crescente”.11
I progressi delle scienze naturali sono stati possibili grazie allo studio dei singoli fenomeni e alla loro classificazione, ma questo metodo ci ha lasciato l’abitudine di concepire i singoli aspetti fuori dal loro contesto complessivo e dal loro movimento.
Gran parte della filosofia moderna12 fu influenzata da questo modo di vedere, che attraverso Bacone e Locke venne trasferito dal campo delle scienze della natura a quello filosofico. Engels, con Hegel, definisce questo approccio metafisico.
Ciò che caratterizza il pensiero metafisico è il considerare le cose e le loro immagini riflesse nel pensiero, i concetti, come oggetti isolati, da considerarsi indipendentemente l’uno dall’altro, fissi e dati una volta per sempre.
La dialettica rappresenta invece una forma di logica più evoluta, in grado di cogliere i fenomeni nella loro complessità, che non nega ma ingloba la stessa logica formale. Il rapporto che esiste tra quest’ultima e la dialettica è quello esistente tra la matematica elementare e quella superiore o, attualizzando il discorso di Engels, quello tra la meccanica newtoniana e quella quantistica.
La dialettica non è solo un modo di concepire e di interpretare la realtà come un processo in movimento; il punto essenziale, è che il moto e il cambiamento avvengono, e possono avvenire, solo per mezzo di contraddizioni. La dialettica viene a configurarsi come logica della contraddizione in opposizione alla logica formale che la nega (principio di non contraddizione).
Hegel ebbe il grande merito di aver posto il problema della riassunzione della dialettica, ma non fu in grado di risolverlo. E questo non solo per i limiti della sua conoscenza e della scienza della sua epoca, ma perché Hegel era un filosofo idealista; in lui “conseguentemente tutto veniva poggiato sulla testa, e il nesso reale del mondo veniva completamente rovesciato. […] Il sistema di Hegel fu come tale un colossale aborto, ma fu anche l’ultimo nel suo genere. Il fatto è che esso era affetto da un’altra contraddizione interna insanabile: da una parte aveva come suo presupposto essenziale la visione storica delle cose, secondo la quale la storia umana è un processo di sviluppo che, per sua natura, non può trovare la sua conclusione intellettuale nella scoperta di una verità cosiddetta assoluta, mentre dall’altra parte afferma di essere la quintessenza propria di questa verità assoluta. Un sistema che abbracci completamente e concluda una volta per sempre la conoscenza della natura e della storia è in contraddizione con le leggi fondamentali del pensiero dialettico”.13
Per Engels furono l’assurdità e le contraddizioni dell’idealismo insieme allo sviluppo scientifico a determinare un ritorno al materialismo, ma “non ci si accontentò di mettere Hegel semplicemente in disparte; al contrario ci si ricollegò a quel suo lato rivoluzionario che abbiamo indicato sopra, al metodo dialettico. Ma nella forma che Hegel gli aveva dato, questo metodo, era inservibile”.14
La dialettica hegeliana si presentava a Marx ed Engels in forma mistificata, capovolta. Il suo rovesciamento15 avrà, come vedremo, conseguenze sulla stessa concezione della natura e delle scienze naturali.


Materialismo, meccanicismo ed evoluzionismo

Nelle recenti riletture deformate del marxismo non è scomparsa solo la dialettica ma anche il materialismo. Un’impostazione tipica non solo delle tradizionali teorie idealistiche che riducono il marxismo a Hegel, ma anche delle diverse varianti postmoderne, interessate solo al linguaggio, al piano simbolico ed estetico e quindi incapaci di andar oltre la superficie. L’anti-materialismo non riguarda solo le interpretazioni più propriamente filosofiche ma anche il dibattito intorno alla scienza.
Per Engels, come per Marx, il materialismo di Feuerbach, da cui pure si allontanarono presto, fu un passaggio decisivo per rompere col misticismo dell’idealismo tedesco.
L’adesione al materialismo non fu un elemento accessorio della loro visione ma un punto di vista essenziale attraverso cui inquadrare la realtà. Per materialismo Engels intende il principio della priorità della natura sullo spirito.16 È la materia ad essere alla base di tutta la realtà, è quindi la materia che crea il pensiero e non viceversa.
Engels insistette più volte sulla necessità di non confondere la concezione materialistica, “con la forma piatta, volgare, in cui il materialismo del secolo XVIII continua ad esistere nella testa dei naturalisti e dei medici, in cui venne predicato tra il 1850 e il 1860 da Büchner, Vogt e Moleschott”.17 Si trattava di una forma di materialismo rozza che a differenza dell’umanesimo feuerbachiano aveva come baricentro le scienze naturali, alle quali si rivolgevano con un approccio riduzionista che liquidava ogni pensiero teorico.
Che il materialismo si esprimesse in questa specifica forma e non altrimenti, era determinato per Engels dal livello di sviluppo delle forze produttive e della scienza, in particolare della meccanica dei corpi solidi terrestri e celesti, unica scienza giunta a conclusioni significative. Lo stato arretrato delle scienze e il modo di filosofare metafisico, faceva in modo che il materialismo fosse incapace di concepire la realtà materiale come un processo.
Nemmeno in Hegel ci furono passi in avanti in tal senso, “per Hegel, la natura, come semplice ‘estrinsecazione’ dell’Idea, non è capace di nessuna evoluzione nel tempo, ma unicamente di un dispiegamento della sua varietà nello spazio, cosicché essa presenta contemporaneamente e l’uno accanto all’altro tutti i gradi di sviluppo che sono immanenti ad essa, ed è condannata a una eterna ripetizione degli stessi processi”.18
Ma la scienza contemporanea ad Engels era in una fase di significativi passi in avanti,19 ed Engels intravvide proprio nelle scoperte più recenti, che seguirà sempre con grande interesse, la possibilità di arrivare ad una corretta comprensione nel campo delle scienze della natura, cogliendo l’evoluzione dialettica nei fenomeni naturali.
Una svolta epocale da questo punto di vista venne dallo sviluppo della teoria della selezione naturale di Darwin, che Marx ed Engels accolsero con grande interesse.20
La teoria dell’evoluzione darwiniana, in base al processo della selezione naturale, fornì una spiegazione completamente razionale e scientifica di come le specie si fossero modificate attraverso miliardi di anni, dalle forme più semplici degli organismi unicellulari alle forme più complesse della vita animale, incluso lo stesso genere umano. Un’acquisizione che metteva seriamente in crisi, e per certi versi in maniera irreversibile, la visione teologica e teleologica del mondo, per quanto lo stesso Darwin non traesse tutte le conseguenze filosofiche della sua scoperta.
La possibilità di cogliere un’analogia con le teorie di Marx ed Engels, come del resto essi stessi fecero,21 risulta evidente. Darwin forniva a Marx e ad Engels la prova decisiva di una tesi che loro difendevano da decenni e cioè la storicità non solo dell’uomo ma della stessa natura, un concetto fondamentale per il materialismo dialettico; il darwinismo era una conferma sul terreno della biologia delle loro posizioni.
Il naturalista inglese, però, nonostante seguisse un metodo fondamentalmente materialista, concepiva l’andamento dell’evoluzione come un processo graduale di fasi ordinate che procedevano a ritmo costante. Per Darwin, come per Linneo, la natura non fa balzi.22
Per Marx ed Engels l’evoluzione avviene attraverso l’accumulazione di mutamenti quantitativi che prorompono in un cambiamento qualitativo, attraverso rivoluzioni e trasformazioni continue; lo sviluppo dialettico è caratterizzato da continue crisi e rivolgimenti contraddittori non riconducibili ad una continuità graduale.
L’elemento di maggiore dissenso con la concezione materialistica della storia fu l’influenza esercitata su Darwin da Malthus, un economista borghese che, attribuendo la causa della povertà alla crescita demografica, auspicava un controllo delle nascite per le classi più povere e giustificava le diseguaglianze sociali come elemento necessario a garantire l’equilibrio nella società. Marx ed Engels vedono nel tentativo di Darwin di applicare alla natura la teoria malthusiana un’ingenuità grossolana. Del resto la critica rivolta al “goffo” metodo inglese23 è indirizzata soprattutto contro un un approccio empirico che, negando la necessità di una salda base teorica alla ricerca scientifica, finisce inevitabilmente per cadere nelle interpretazioni ideologiche dominanti all’interno della società. Il rifiuto del malthusianesimo è anche il rifiuto di un’interpretazione reazionaria data alle teorie di Darwin che avrà il proprio epilogo nel darwinismo sociale (in base al quale le differenze di classe non sono altro che differenze antropologiche e biologiche) che Engels, ovviamente, avrebbe condannato senza appello. Ma questo non toglie a Darwin il merito della sua scoperta rivoluzionaria.
Il contributo di Darwin, così come altri importanti sviluppi e approfondimenti scientifici dell’epoca rappresentarono un punto fermo dal quale partire per superare ogni filosofia della natura, in quanto consentirono alla scienza di fare apertamente i conti con le caratteristiche della materia e abbandonare le diverse forme speculative (i “poemi della natura” come li definiva Engels) che precedentemente erano state utilizzate per interpretare la realtà e soprattutto per colmare le lacune di una conoscenza scientifica ancora molto limitata.
La natura – afferma Engels – è il banco di prova della dialettica e noi dobbiamo dire a lode della moderna scienza della natura che essa ha fornito a questo banco di prova un materiale estremamente ricco che va accumulandosi giornalmente e che di conseguenza essa ha dimostrato che, in ultima analisi, la natura procede dialetticamente e non metafisicamente”.24


Il movimento e le sue leggi

Il materialismo implica che le leggi del movimento vadano ricavate per astrazione dalla storia della natura come da quella della società umana. Lo sviluppo della scienza permette ora una maggiore conoscenza della natura, rendendo superflua ogni filosofia che si ponga esternamente ad essa.25
Nella Dialettica della natura Engels ripropone le tre leggi della dialettica e cioè la legge della conversione della quantità in qualità e viceversa; la legge della compenetrazione degli opposti; la legge della negazione della negazione.26 La contraddizione ora non avviene più, come era per Hegel, nell’astratto mondo dell’Idea, poiché la dialettica materialistica esce dal terreno esclusivo della logica per divenire dialettica del reale. Per Engels è ora possibile sviluppare una concezione della scienza che prenda in esame la materia in movimento, mentre la dialettica si riduce “alla scienza delle leggi generali del movimento, tanto del mondo esterno, quanto del pensiero umano”.27 Con la deflagrazione dell’impianto hegeliano la filosofia speculativa quindi perde il suo statuto di “scienza delle scienze” rimanendo uno strumento valido per indagare il regno del pensiero e i suoi processi, la dialettica e la logica formale.28


Materialismo storico e materialismo dialettico

Siamo giunti al cuore della questione: la dialettica è uno strumento conoscitivo superiore perché rispecchia più adeguatamente la realtà. Una concezione materialistica implica una realtà oggettiva che esiste indipendentemente dal pensiero umano ma che l’uomo può riflettere e conoscere.29
L’oggettività della conoscenza sia per Engels che per Marx è un nodo che non può essere sciolto rimanendo solo nell’ambito teorico ma ha bisogno della sua verifica nell’attività pratica dell’uomo, come Marx ebbe modo di notare già nelle tesi su Feuerbach. Per Marx ed Engels la conoscenza è al contempo conoscenza obiettiva e storicamente determinata, a cui si giunge attraverso un processo dialettico progressivo e mai definitivo. Le stesse acquisizioni della scienza non avvengono attraverso un percorso graduale ma per salti qualitativi e continui sconvolgimenti.30
Questa premessa è fondamentale per rispondere alla seguente domanda: la realtà può essere contraddittoria o la contraddizione è solo una prerogativa della logica?
Attorno a questa questione si è sviluppata una delle critiche più accese a Engels e al materialismo dialettico, quella di Lucio Colletti. Il filosofo italiano, al pari del suo maestro Della Volpe, puntava a una fondazione scientifica del marxismo,31 epurata da quegli elementi che considerava retaggio dell’idealismo hegeliano.
In estrema sintesi Colletti sosteneva che occorre distinguere tra le contraddizioni logiche che prevede la dialettica e le opposizioni reali, termine che riprende da Kant, per definire le tendenze antagonistiche presenti nella realtà. Su questa differenziazione in un primo momento arrivò a formulare una cesura netta tra Engels e Marx, che a differenza del primo avrebbe utilizzato la dialettica nel Capitale come semplice strumento espositivo32 del proprio discorso, attraverso un procedimento di astrazioni determinate. Per Colletti quindi la dialettica del Capitale non è più quella di Hegel, mentre Engels non avrebbe riproposto altro che la dialettica hegeliana della materia, sovrapponendo leggi generali a quelle della scienza sperimentale e ritornando quindi a proporre una filosofia della natura.
Il principale bersaglio di Colletti rispetto all’utilizzo della dialettica nelle scienze naturali è la messa in discussione del principio di non contraddizione che sarebbe alla base di ogni scienza e della sua verificabilità. In realtà in Engels il principio di non contraddizione non sparisce ma viene inglobato in una visione processuale della natura e delle scienze, mantenendo la sua validità nell’analisi dei singoli fenomeni. Ma il capovolgimento della dialettica hegeliana compiuto da Marx non può essere ridotto ad un processo logico. Fu lo stesso Colletti ad ammettere che anche per Marx è la realtà ad essere contraddittoria, come dimostra l’analisi del carattere duale della merce con cui si apre il Capitale (in base al quale le merci hanno sia un valore d’uso che un valore di scambio). Vedendo crollare il suo tentativo di ridurre il marxismo ad una sociologia, rifiutò integralmente il marxismo per abbracciare una visione liberale e compiere un’indegna parabola politica.33
Ma il materialismo dialettico in che rapporto è con le scienze naturali e le moderne scoperte scientifiche?
È su questo terreno che il pensiero di Engels è stato incredibilmente distorto, in particolare per il discredito causato dall’assimilazione al Diamat sovietico, che condivide con i critici della dialettica la sua banalizzazione. Gli esempi forniti da Engels vengono trasformati in vuote generalizzazioni e astrazioni che sarebbero solo da ostacolo alla ricerca scientifica. È fin troppo ovvio invece che per Engels solo attraverso la ricerca scientifica e sperimentale è possibile rintracciare i processi dialettici nella loro peculiarità.34
Engels si confronta con la scienza del suo tempo, che per linguaggio e conoscenze acquisite è diversa da quella di oggi, ma l’aspetto più interessante è che gran parte delle scoperte scientifiche del Novecento, che hanno rivoluzionato profondamente la nostra conoscenza scientifica, confermano l’affinità del materialismo dialettico con la visione che ci fornisce la scienza moderna.35
Esiste quello che può essere definito un materialismo da laboratorio e cioè un approccio da parte degli scienziati che implicitamente, specie nelle scienze naturali che hanno a che fare con l’uomo e la sua storia, confermano senza saperlo le concezioni del materialismo dialettico.36 Ma questo non elimina affatto il problema delle interpretazioni idealistiche.37 Alcuni dei grandi temi come la formazione dell’universo o la comparsa della vita sulla terra vengono spiegati con teorie concilianti con una visione religiosa, per non parlare del ritorno in grande stile del creazionismo.
Sarebbe sbagliato pensare che la scienza, per quanto sia conoscenza obiettiva, non risenta delle pressioni che arrivano dalla società. Lo sviluppo scientifico come quello tecnologico è strettamente connesso allo sviluppo del sistema capitalistico fin dalla sua nascita. Non è un caso che le tendenze oscurantiste riaffiorino durante un periodo di crisi. Anche per questo una filosofia che rivendichi il diritto di proporre una visione generale a cui ancorare la lotta per l’emancipazione dell’umanità è più che mai necessaria. In una società divisa in classi, con una divisione del lavoro arrivata all’estremo e un grandissimo livello di specializzazione delle singole scienze, il paradosso è che in un momento di grande sviluppo scientifico e tecnologico riappaiano concezioni generali all’insegna dell’irrazionalità e del mito che non fanno altro che confermare l’irrazionalità di questo sistema.
Il programma di Engels contro l’empirismo rimane assolutamente attuale: “Gli scienziati credono di liberarsi della filosofa ignorandola o insultandola. Ma poiché senza il pensiero non vanno avanti e per pensare hanno bisogno di determinazioni di pensiero e accolgono però queste categorie, senza accorgersene, dal senso comune delle così dette persone colte dominato dai residui di una filosofia da gran tempo tramontata, o da quel po’ di filosofia che hanno ascoltato obbligatoriamente all’Università (che è non solo frammentaria, ma un miscuglio delle concezioni di persone appartenenti alle più diverse, e spesso peggiori, scuole), o dalla lettura acritica e asistematica di scritti filosofici di ogni specie, non sono affatto meno schiavi della filosofia, ma lo sono il più delle volte purtroppo della peggiore; e quelli che insultano di più la filosofia sono schiavi proprio delle peggiori residui volgarizzati della peggiore filosofia.”38
Attraverso un processo evolutivo, che Engels spiega brillantemente nel suo La parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia, l’uomo ha sviluppato il cervello e la possibilità di riflettere e comprendere le stesse leggi della natura, di cui egli stesso fa parte. È su questa base che è possibile una concezione universale in grado di cogliere lo sviluppo contraddittorio dei processi e che può rivendicare la sua applicazione ai diversi campi, ai processi naturali come a quelli storici.


Note
1. Il riferimento è alla famosa nota del Feuerbach in cui Engels scrive: “…mi si conceda qui una spiegazione personale. Si è accennato più volte, recentemente, alla parte che io ho preso alla elaborazione di questa teoria, e perciò non posso dispensarmi nel dire qui le poche parole necessarie a mettere a posto le cose. Non posso negare che prima e durante la mia collaborazione di quarant’anni con Marx io ebbi pure una certa qual parte indipendente tanto alla fondazione che alla elaborazione della teoria. Ma la maggior parte delle idee direttrici fondamentali, particolarmente nel campo economico e storico, e specialmente la loro netta formulazione definitiva, appartengono a Marx. Il contributo che io ho dato, – eccezion fatta per un paio di scienze speciali, – avrebbe potuto essere apportato da Marx anche senza di me. Ciò che Marx ha fatto invece, io non sarei stato in grado di farlo. Marx stava più in alto, vedeva più lontano, aveva una visione più larga e più rapida di tutti noi altri. Marx era un genio, noi tutt’al più dei talenti. Senza di lui la teoria sarebbe ben lungi dall’essere ciò che è. A ragione, perciò, essa porta il suo nome” (F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, a cura di P. Togliatti, Editori Riuniti, Roma, 1972 p. 56).

2. Il Diamat è la forma distorta che assunse il materialismo dialettico nell’URSS stalinista. La burocrazia sovietica trasformò la concezione di Marx ed Engels in una vuota scolastica utilizzata per giustificare le sue scelte, avendo bisogno della teoria solo in funzione del mantenimento dei propri privilegi. Dietro la teoria della costruzione della scienza socialista venivano avanzate proposte prive di reale valore scientifico e senza base sperimentale. Il risultato fu il rifiuto di alcune teorie scientifiche contemporanee, per esempio della genetica. Questo non mette in discussione lo sviluppo tecnico e scientifico dell’Urss, opera, però, più delle possibilità dell’economia pianificata e delle capacità degli scienziati sovietici che del Diamat.

3. Ad essere dominante negli ultimi anni è stata la lettura di Marx da parte della filosofia francese che nella maggior parte dei casi fa dell’avversione alla dialettica la propria bandiera. Valga da esempio questo passo di Deleuze: “all’elemento speculativo della negazione, dell’opposizione o della contraddizione, Nietzsche sostituisce l’elemento pratico della differenza: oggetto d’affermazione e di godimento. In questo senso si può parlare di un empirismo nietzscheano. La domanda così frequente in Nietzsche, che cosa voglia una volontà, che cosa voglia questi o quegli, non deve essere intesa come ricerca di uno scopo, di un motivo o di un oggetto da attribuire a questa volontà. Quello che una volontà vuole, è affermare la propria differenza. Nel suo rapporto essenziale con l’altra, una volontà fa della propria differenza un oggetto di affermazione. ‘Il piacere di sapersi diversa’, il godimento della differenza: ecco l’elemento concettuale nuovo, aggressivo ed aereo, che l’empirismo sostituisce alle grevi nozioni della dialettica e soprattutto a quello che il dialettico chiama lavoro del negativo.” (G. Deleuze, Nietzsche e la filosofia, tr. it. di S. Tassinari, Colportage, Firenze, 1978, pp. 32-33).

4. Cfr. L. Lombardo Radice, Prefazione a F. Engels, Dialettica della natura, Editori Riuniti, Roma, 1978, pp. 9-15.

5. K. Marx, Il Capitale, libro primo, a cura di D. Cantimori, Editori Riuniti, Roma, 1994, p. 347.

6. “In seguito alla divisone del lavoro esistente fra Marx e me, è toccato a me il compito di presentare le nostre vedute nella stampa periodica, e quindi specialmente nella lotta contro le vedute avverse; in modo che a Marx restasse il tempo per l’elaborazione della sua grande opera principale. Io mi sono trovato dunque nella situazione di dover esporre le nostre concezioni per lo più in forma polemica, in contrapposizione ad altre concezioni.” (citato in G. Sgrò nell’introduzione a F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, La città del sole, Napoli, 2009, p. 26).

7. “Noto di passaggio – scrive Engels nella seconda prefazione all’Anti-Dühring – che, poiché la maniera di vedere le cose qui sviluppata per la massima parte è stata fondata e sviluppata da Marx e solo in minima parte da me, si intende che la mia esposizione non poteva aver luogo senza che egli ne fosse a conoscenza. Prima di darlo alle stampe gli lessi tutto il manoscritto, e il decimo capitolo della sezione riguardante l’economia (“Dalla ‘storia critica’”) è scritto da Marx e io ho dovuto solo, per considerazioni estrinseche, con mio rincrescimento, abbreviarlo un poco. Da sempre è stata appunto nostra consuetudine prestarci vicendevolmente aiuto quando si trattava di materie specialistiche.” (K. Marx, F. Engels, Opere, Editori Riuniti, Roma, 1972-1986, vol. XXV, 1974, a cura di F. Codino, p. 7).

8. Cfr. L. Lombardo Radice, Prefazione a F. Engels, Dialettica della natura, cit., p. 11.

9. Cfr. K. Marx, F. Engels, Opere, vol. XXV, cit. pp. 8-9.

10. Il riferimento non è solo a Eraclito, ma anche agli ilozoisti che consideravano la realtà come materia animata. Anche in Aristotele il moto è una caratteristica della materia: “Comunque, da quanto si è detto risulta che la natura, nella sua accezione primaria e fondamentale, è la sostanza di quelle cose che hanno un principio di movimento in se stesse in-quanto-esse-sono-se-stesse, giacché la materia è chiamata 'natura' perché può accogliere tale principio.” (cit. in A. Woods e T. Grant, La rivolta della ragione (filosofia marxista e scienza moderna), A.C. Editoriale, Milano, 1997, p. 53).

11. Cfr. K. Marx, F. Engels, Opere, vol. XXV, cit., p. 20. Engels continua: “La ricerca scientifica moderna – l’unica che abbia raggiunto uno sviluppo scientifico, sistematico completo, all’opposto delle geniali intuizioni di filosofia naturale degli antichi e delle scoperte degli arabi, estremamente significative ma sporadiche e per lo più passate via senza traccia – risale, come tutta la storia moderna, a quell’epoca possente che noi tedeschi chiamiamo col nome della grande sciagura nazionale allora occorsaci, la Riforma, che i francesi chiamano la Renaissance e gli italiani il Cinquecento, e che nessuno di questi nomi riesce a definire in modo esauriente. È l’epoca che ha inizio con la seconda metà del secolo XV. La monarchia, appoggiandosi sulla borghesia urbana, spezzò il potere della nobiltà feudale e fondò i grandi regni, basati essenzialmente sulla nazionalità, nei quali si svilupparono le moderne nazioni europee e la moderna società borghese. […] Fu il più grande rivolgimento progressivo che l’umanità avesse fino allora vissuto: un periodo che aveva bisogno di giganti e che procreava giganti: giganti per la forza del pensiero, le passioni, il carattere, per la versatilità e l’erudizione. […] Anche la ricerca scientifica si muoveva allora in mezzo alla rivoluzione generale ed era essa stessa radicalmente rivoluzionaria: doveva lottare per conquistare lo stesso diritto all’ esistenza. […] Data da quel momento l’emancipazione della ricerca naturale dalla teologia, seppure la separazione delle singole reciproche competenze si sia protratta fino ai giorni nostri e non si sia ancora compiuta in molte menti.” (ivi, pp. 319-321).

12. L’eccezione più importante citata da Engels è Spinoza che ebbe un’influenza importante su Marx.

13. K. Marx, F. Engels, Opere, vol. XXV, cit. p. 24.

14. F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, cit. p. 29.

15. “Per il suo fondamento, il mio metodo dialettico, non solo è differente da quello hegeliano, ma ne è anche direttamente l’opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli, sotto il nome di Idea trasforma addirittura in soggetto indipendente, è il demiurgo del reale, mentre il reale non è che il fenomeno esterno del processo del pensiero. Per me, viceversa, l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini” (K. Marx, Il Capitale, libro primo, cit., p. 44).

16. Cfr. F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, cit. p. 34.

17. Ludwig Büchner (1824-1899), fu un medico e filosofo tedesco, Carl Vogt (1817-1895), filosofo e zoologo tedesco e Jacob Moleshott (1822-1893), un fisiologo e filosofo olandese. Tutti e tre professavano un materialismo radicale. Famosa è l’affermazione di Vogt per cui “il pensiero sta al cervello come la bile al fegato e l’orina ai reni”.

18. F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, cit. p. 38.

19. Per quanto l’analisi di Engels si concentri sugli esiti più recenti dello sviluppo scientifico, vi sono nella Dialettica della natura diversi riferimenti essenziali alla storia della scienza. Si veda in particolare l’introduzione e la sezione Dalla storia della scienza (K. Marx, F. Engels, Opere, vol. XXV, cit., pp. 319-337; 473-489).

20. Cfr. F. Engels, Lettera a Marx del 19 dicembre 1860, in K. Marx, F. Engels, Opere, cit., vol. XLI, a cura di M. Montinari, 1973, p. 279.

21. Cfr. L. Lombardo Radice, Prefazione a F. Engels, Dialettica della natura, cit., pp. 16-17.

22. Esiste una relazione precisa tra l’ideologia dominante nell’Inghilterra dell’ottocento e il gradualismo darwiniano, tant’è che Engels e Marx videro riflessa nella concezione dello scienziato la visione filosofica posta alla base della società vittoriana, con le sue divisioni e la sua gerarchia. “È notevole il fatto che, nelle bestie e nelle piante, Darwin riconosce la sua società inglese con la sua divisione del lavoro, la concorrenza, l’apertura di nuovi mercati, ‘le invenzioni’ e la malthusiana ‘lotta per l’esistenza’” (K. Marx, Lettere a Engels del 18 giugno 1862, in Opere, cit., vol. XLI, a cura di M. Montinari, p. 279). Ed Engels: “Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico, sono lo stato normale del regno animale” (K. Marx, F. Engels, Opere, vol. XXV, cit., p. 332).

23. Engels fu uno dei primi lettori di Darwin. Meno di un mese dopo l’uscita dell’Origine della specie, in una lettera a  Marx, scrive: “Il Darwin, che sto appunto leggendo, è proprio stupendo. Per un certo aspetto la teleologia non era stata ancora sgominata, e lo si è fatto ora. E poi non è stato ancora fatto un tentativo così grandioso per dimostrare uno sviluppo storico della natura, o almeno non così felicemente. Naturalmente bisogna passar sopra al goffo metodo inglese.” (F. Engels, Lettera a Marx dell’11 o 12 dicembre del 1859, in K. Marx, F. Engels, Opere, cit., vol. XL, a cura di M. Montinari, 1973, p. 551).

24. K. Marx, F. Engels, Opere, vol. XXV, cit., p. 22.

25. “I filosofi della natura – dice Engels nella prefazione alla seconda edizione dell’Anti-Dühringstanno alla scienza della natura coscientemente dialettica nello stesso rapporto in cui stanno gli utopisti al comunismo moderno” (K. Marx, F. Engels, Opere, vol. XXV, cit., p. 10).

26. “Le leggi della dialettica vengono dunque ricavate per astrazione tanto dalla storia della natura come da quella della società umana. Esse, invero, si riducono fondamentalmente a tre: la legge della conversione della quantità in qualità e viceversa; la legge della compenetrazione degli opposti; la legge della negazione della negazione. Tutt’e tre sono state sviluppate da Hegel, nella sua maniera idealistica, come pure leggi del pensiero: la prima, nella prima parte della logica, nella teoria dell’essere; la seconda occupa tutta la seconda, e di gran lunga la parte più importante, parte della sua logica, la teoria dell’essenza; la terza infine figura come legge fondamentale per la costruzione dell’intero sistema. L’errore consiste in ciò: che queste leggi non sono ricavate dalla natura e dalla storia, ma sono ad esse elargite dall’alto come leggi del pensiero. Da ciò viene fuori tutta l’artificiosità della costruzione, forzata e spesso tale da far drizzare i capelli: l’universo, volente o nolente, si deve regolare su di un sistema di pensiero, che a sua volta non è altro che il prodotto di un determinato grado di sviluppo del pensiero umano. Se noi capovolgiamo la cosa, tutto diviene semplice; le leggi della dialettica, che nella filosofia idealistica appaiono estremamente misteriose diventano subito semplici e chiare come il sole.” (ivi, p. 357).

27. F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, cit., p. 57.

28. Cfr F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, cit., p. 76-77.

29. Al tema della conoscenza e al suo rapporto con le scienze e il materialismo dialettico Lenin dedicò il suo Materialismo ed empiriocriticismo, che rappresenta una difesa della concezione materialistica di Engels dalle concezioni empiriocriticiste e neokantiane che si diffondevano all’interno del movimento operaio, come dimostra questo passo: “1) Le cose esistono indipendentemente dalla nostra coscienza, indipendentemente dalla nostra sensazione, fuori di noi... 2) Non vi è né vi può assolutamente essere differenza di principio tra il fenomeno e la cosa in sé. La differenza è semplicemente tra ciò che è noto e ciò che non è ancora noto… 3) Nella teoria della conoscenza, come in tutti i campi della scienza, occorre ragionare dialetticamente, cioè non presupporre che la nostra conoscenza sia bell’e fatta e invariabile, ma esaminare in qual modo dall’ignoranza si passa alla conoscenza, in qual modo una conoscenza incompleta, imprecisata diventa più completa e più precisa” (V.I. Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, pag. 91-92).

30. Engels fornisce una spiegazione magistrale di questo metodo nella prefazione al secondo libro del Capitale, dove scrive: “Sia Priestley che Scheele avevano descritto l’ossigeno, ma non sapevano cosa avessero tra le mani. Essi ‘rimanevano prigionieri delle categorie ‘flogistiche’ così come le avevano trovate belle e fatte’. L’elemento che doveva rovesciare tutta la concezione flogistica e rivoluzionare la chimica, era caduto infruttuosamente nelle loro mani. Ma Priestley subito dopo comunicò la propria scoperta a Lavoisier a Parigi e Lavoisier, avendo a disposizione questo fatto nuovo, sottopose ad esame l’intera chimica flogistica, e scoperse solo che questa specie di aria era un nuovo elemento chimico, e che nella combustione non si diparte dal corpo comburente il misterioso flogisto, ma che questo nuovo elemento si combina con il corpo; così soltanto egli mise in piedi l’intera chimica, che nella sua forma flogistica se ne stava a testa in giù.” (F. Engels, prefazione in K. Marx, il Capitale, cit., libro secondo a cura di R. Panzieri, p. 22).

31. Cfr. L. Colletti, Il marxismo e Hegel, Bari 1976 e Id., Intervista politico-filosofica con un saggio su “marxismo e dialettica”, Bari 1981. Dallo stesso presupposto, e cioè la volontà di separare il marxismo dall’ideologia, muove anche un altro critico di Engels, Luis Althusser, filosofo strutturalista francese. Cfr, L. Althusser, Per Marx, tr. it. F. Madonia, Editori Riuniti, Roma 1974. Per una critica al suo pensiero e all’incompatibilità tra marxismo e strutturalismo si veda S. Timpanaro, Sul materialismo, Nistri-Lischi, Pisa 1970.

32. Il riferimento in particolare è agli scritti in cui Marx spiega il metodo dialettico del capitale e la differenza con la dialettica hegeliana cioè l’Introduzione a Per la critica dell’economia politica del ’57 e il Poscritto alla seconda edizione.

33.    Colletti divenne prima sostenitore di Craxi e poi di Berlusconi…

34. Scrive lo stesso Engels, anticipando una delle critiche superficiali che gli verrà rivolta: “È evidente per se stesso che, riguardo al particolare processo di sviluppo che compie, per es., il chicco di orzo dalla germinazione sino alla morte della pianta che reca la spiga, io non dico assolutamente niente dicendo che è negazione della negazione. Infatti, se affermassi il contrario, poiché il calcolo integrale è ugualmente negazione della negazione, affermerei solo l’assurdo che il processo biologico di una spiga di orzo sia calcolo integrale o anche, ahimé, socialismo. Ma questo è ciò che i metafisici continuano, nelle scuole, ad attribuire alla dialettica.” (K. Marx, F. Engels, Opere, vol. XXV, cit., p. 173-174).

35. In particolare si veda il già citato La rivolta della ragione di Alan Woods e Ted Grant, che analizza con grande efficacia il rapporto tra il materialismo dialettico e le più rilevanti scoperte scientifiche del Novecento, passando in rassegna i diversi campi e fornendone un quadro d’insieme assolutamente coerente.

36. In alcuni casi l’affinità al materialismo dialettico è esplicitata come nel caso del paleontologo ed evoluzionista S. J. Gould, autore assieme a Niles Eldredge di una teoria dell’evoluzione, quella dell’equilibrio punteggiato che si distanzia dal gradualismo darwiniano. Cfr. A. Woods e T. Grant, La rivolta della ragione, cit., pp. 270-276.

37. “Se accettiamo l’argomentazione di Davies per cui la scienza moderna avrebbe finalmente liquidato il materialismo, che cosa rimane? La ‘scienza pura’? Ma gli scienziati non possono affrontare la loro materia senza una metodologia preesistente, senza princìpi generali né assunti. È inutile riferirsi semplicemente ai fatti, perché questi non si scelgono da sé. Come si arriva ad un’ipotesi valida? Come vanno interpretati i fatti? Una volta che solleviamo queste domande entriamo nel regno della filosofia, o per lo meno in quelle parti della filosofia che conservano la loro validità, quelle che riguardano la metodologia della scienza: logica formale e dialettica” (ivi, p. 19).

38. K. Marx, F. Engels, Opere, vol. XXV, cit., p. 495.