di Francisco Manuel Aranda (alias Pierre Broué) 

Si conosce, in generale, l’esistenza del gruppo gli Amici di Durruti a causa della loro partecipazione alle giornate di maggio 1937 a Barcellona. Loro furono in effetti i soli, assieme al gruppo bolscevico-leninista de La voz leninista, a sostenere incondizionatamente gli operai insorti, poi a combattere contro il cessate il fuoco e fare appello alla prosecuzione del movimento. Malgrado fosse nato poco prima dell’insurrezione, il gruppo fu subito colpito dalla doppia repressione del governo e dell’apparato Cnt-Fai e scomparve senza lasciare altra traccia che il suo settimanale, El Amigo del Pueblo (L’Amico del Popolo), del quale è stata conservata una collezione all’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam. Soltanto nel 1978 due giovani storici gli hanno dedicato un piccolo ed interessante dossier.1

La prima informazione riguardante la nascita del gruppo compare nel giornale della colonna Durruti,2 Frente (Fronte), dell’8 marzo sotto la forma di un appello all’adesione per raggruppare tutti quelli che vogliono che la “rivoluzione spagnola si compenetri della linfa rivoluzionaria di Durruti” – il militante anarchico caduto nella difesa di Madrid nel novembre 1936. In un’intervista pubblicata il 24 marzo sul giornale della sera di Barcellona, La Noche (La Notte), Pablo Ruiz, uno dei fondatori del gruppo, parla in particolare del nucleo iniziale costituito nel settore del fronte di Gelsa attorno a miliziani anarchici che rifiutavano d’accettare la “militarizzazione delle milizie” e furono autorizzati ad abbandonare la colonna. 
In quello stesso periodo la posizione del gruppo inizia ad esprimersi sulle colonne de La Noche, a firma di alcuni dei suoi membri. In un primo tempo si susseguono articoli di Jaime Balius, un ex studente di medicina, paralitico, catalanista di recente convertito all’anarco-sindacalismo. Il 2 marzo, sotto il titolo: “Attenzione, lavoratori. Basta passi indietro!”, egli parla di “concessioni eccessive” da parte della Cnt-Fai, di “attacchi alle conquiste rivoluzionarie”, e stabilisce un parallelismo tra i soviet russi del 1917 ed i comitati e pattuglie di controllo oggi sotto minaccia. Il 12 marzo, commentando un’intervista al Temps (Tempo) di Largo Caballero, parla di “contro-rivoluzione in marcia”. Il 23, fa appello alla Cnt ed alla Fai a misurare il loro tasso di responsabilità in Catalogna nel momento in cui la rivoluzione è minacciata dalla piccola borghesia e dai “partiti”. Il 14 aprile, sul medesimo giornale, Francisco Pellicer delinea un autentico programma immediata d’azione per la salvezza pubblica.
La prima riunione pubblica de Los Amigos de Durruti si svolge il 19 aprile a Barcellona, alla presidenza di Romero, con relatori Francisco Pellicer, Pablo Ruiz, Jaime Balius, Francisco Carreno. Pellicer sviluppa la questione del rifornimento e Balius afferma: “La guerra e la rivoluzione sono intimamente unite e bisogna vincerle assieme”.3 Il 1° maggio – 48 ore prima della provocazione dello staliniano Rodriguez Salas che provoca la collera degli operai e la scintilla per le “giornate” – il gruppo organizza la sua seconda uscita pubblica al teatro Goya di Barcellona, sotto la presidenza di De Pablo. Si proietta un film sul 19 luglio 1936, tema in seguito ripreso da Jaime Balius. Liberto Callejas e Francisco Carreno evocano la personalità politica e l’azione militante di Durruti. Ma soprattutto, gli oratori denunciano i “preparativi contro-rivoluzionari” dei partiti “piccolo-borghesi” come il Psuc ed il carattere minaccioso della prova di forza che ha messo in opera in occasione del funerale del suo dirigente Roldan Cortada.

 

Durante le giornate di Maggio

È all’indomani di questa assemblea pubblica che tutto prende inizio col tentativo del consigliere del Psuc Rodriguez Salas di togliere l’edificio centrale dell’azienda telefonica al controllo dei miliziani della Cnt. I lavoratori, allertati, contrattaccano subito. Lo sciopero si generalizza. Il giorno dopo, Barcellona è ricoperta di barricate difese da operai in armi. “Un movimento operaio rivoluzionario spontaneo e magnifico che mancava di un orientamento concreto e ben definito”, scrivono i dirigenti del gruppo. Il loro primo volantino, firmato “Cnt-Fai, gruppo Los Amigos de Durruti” chiama i lavoratori a “esigere” assieme a loro un governo rivoluzionario, la punizione dei responsabili dell’aggressione, la dissoluzione delle unità che vi hanno preso parte e dei partiti che hanno aggredito la classe operaia, la socializzazione dell’economia. Il volantino si conclude così:

“Noi non lasceremo ad altri la strada. La rivoluzione prima di tutto. Saltiamo i compagni del Poum, che hanno fraternizzato con noi nelle strade.


VIVA LA RIVOLUZIONE SOCIALE!
ABBASSO LA CONTRO-RIVOLUZIONE!”



Il 5 maggio, un comunicato dei comitati regionali della Cnt e della Fai, trasmesso dalla radio il giorno stesso e poi rilanciato dalla stampa, sconfessa il volantino il cui contenuto è definito “intollerabile”, lascia intendere che Los Amigos de Durruti possono “fare il gioco di manovre non chiare o forse di manovre di autentici provocatori”. Quel comunicato afferma che, poiché le organizzazioni rappresentative sono entrate al governo, bisogna obbedire a quest’ultimo.

Los Amigos de Durruti contrattaccano con un “manifesto” che sembra essere stato distribuito sulle barricate l’8 o il 9 maggio. L’aggressione alla centrale telefonica è qualificata come “provocazione della contro-rivoluzione”, inizio “dell’attacco delle forze controrivoluzionarie contro la classe operaia”, “del Psuc, di Stato Catalano, della Sinistra Repubblicana e dei corpi di uomini armati pagati dalla Generalitat,... contando sull’appoggio ufficioso, quasi ufficiale, della Generalitat della Catalogna e del governo di Valencia”.
 Malgrado ciò, il gruppo dissidente non riduce l’iniziativa operaia del 3 maggio, come anche quella del 19 luglio 1936, ad un semplice contrattacco sprovvisto di un proprio contenuto. Quel manifesto afferma: “Viviamo un momento di superamento della tappa piccolo-borghese. L’attacco portato dal proletariato catalano si radicalizza nel desiderio di andare avanti in direzione dell’affermazione di un’egemonia operaia al cento per cento”.
Per loro sono i dirigenti della Cnt e della Fai, che si sono appena impegnati con tutte le loro forze ad ottenere una tregua, cioè a obbligare i lavoratori di Barcellona ad abbandonare le loro posizioni di forza senza combattere, che hanno così appena commesso un enorme tradimento, “per incapacità e codardia”. Eppure, nulla è perduto e la tregua non significa disfatta anche se è mancata intelligenza e direzione politica. Gli operai devono conservare le loro armi.
Eppure, tutte le testimonianze di militanti trotskisti – fornite all’epoca, in lettere e rapporti, o in seguito, in una serie di memorie – coincidono su questo punto: l’associazione stretta tra i due gruppi, tra fine aprile ed inizio maggio, per mezzo dell’azione dell’interessante personalità che era il giovane tedesco Hans, David Freund conosciuto in Spagna col nome di Jean Moulin.5 Già collegato in Svizzera ai gruppi libertari, convinto che non esistesse in Spagna altro mezzo per costruire la direzione rivoluzionaria - la conquista dei responsabili anarchici – per orientarsi alla massa della Cnt, in questo periodo Moulin si consacra sistematicamente ai dirigenti degli Amici di Durruti, spingendoli ed incoraggiandone le iniziative, in particolare durante le giornate di maggio. Sappiamo che Moulin, nel mirino della Gpu, fu arrestato e poi assassinato: ci pare difficile non tenere conto di ciò per spiegare la discrezione, a proposito delle loro relazioni coi trotskisti, dei redattori de El Amigo del Pueblo ai quali non è vietato concedere l’onore di supporre che avessero in ogni modo capito in quale epoca vivessero e chi era pronto a farli fuori.

 

Un episodio significativo

Gli autori del dossier sul gruppo, senza proclamarlo ad alta voce, non dissimulano che, in linea generale, le loro simpatie vanno alla Cnt ma che hanno molte reticenze ispirate dalla sua politica di collaborazione di classe durante la guerra civile. Nella loro introduzione indicano pure che il gruppo Gli amici di Durruti era, secondo loro, quello che “rappresentava al meglio le aspirazioni della base durante le giornate di maggio”, affermazione molto probabilmente esatta.
Eppure, questa semplice constatazione solleva un problema molto più importante. L’insurrezione operaia di maggio era senza dubbio il prolungamento di quella che, il 19 luglio in Catalogna, aveva schiacciato il sollevamento dei militari, ovvero una rivoluzione di un’ampiezza e di una profondità senza precedenti. La politica dei dirigenti della Cnt e della Fai, i dirigenti tradizionali della classe operaia in Catalogna, si opponeva frontalmente a quel movimento. Era normale che, da questo scontro e nel momento in cui maturava il conflitto che sarebbe esploso nel maggio, fosse nato questo gruppo dissidente che avrebbe “rappresentato” per alcuni giorni “le aspirazioni della base”. Era ugualmente normale che questo gruppo si fosse spontaneamente collocato nel solco della tradizione d’idee anarco-sindacalista dalla quale stava cercando di emanciparsi. Ma, ciò che pone un problema, è proprio la scomparsa pura e semplice, e nei fatti molto rapida, di questo gruppo che si era comunque identificato con uno dei movimenti di classe più vigorosi della storia operaia in età contemporanea. 
Ciò non è precisamente il frutto della sua collocazione nel movimento anarco-sindacalista? In altre parole, ci pare infinitamente più probabile che “il fallimento definitivo dell’anarchismo”, rilevato da Trotsky come uno dei punti principali nel bilancio della guerra di Spagna, sia stato rivelato meno – come spesso sembra che si creda – dalla politica di collaborazione di classe dei suoi capi (i “marxisti” della Seconda e della Terza Internazionale l’avevano praticato ben prima senza che si potesse parlare di “fallimento del marxismo”), che dal fatto che nulla sia venuto fuori, né in qualche mese né nei decenni successivi, da questa enorme protesta del movimento di massa che si era, in mancanza di un altro quadro politico organizzato e senz’altro anche pressato dal ritmo degli avvenimenti, immerso nella corrente, nel vocabolario e nella forma di pensiero fornite dalla tradizione anarchica.
Soltanto una rinascita della Cnt come organizzazione di massa potrebbe contraddire questa valutazione storica.

(tradotto da Cahiers Léon Trotsky, n° 10, giugno 1982, pp. 109-114)

Note

1. Frank Mintz, Miguel Pecina, Los Amigos de Durruti, los trotsquistas y los sucesos de Mayo, Ed. Campo Abierto, Madrid, 1978. Ricordiamo che le “giornate di maggio” iniziano il 3, con l’attacco della polizia all’edificio della centrale telefonica controllata dai miliziani della Cnt e si chiudono il 7 con un cessate-il-fuoco concluso tra tutte le organizzazioni.

2. Buenaventura Durruti, prestigioso militante della Fai e bandiera della Cnt, era stato uno degli organizzatori della resistenza al sollevamento militare a Barcellona il 19 luglio 1936. Aveva poi riconquistato l’Aragona alla testa di una colonna di miliziani alla quale fu dato il suo nome. Era stato ucciso a novembre davanti a Madrid.

3. La Vanguardia, 20 aprile 1937.

4. La Noche, 3 maggio 1937.

5. Sarebbe troppo lungo elencare qui l’insieme dei documenti che stabiliscono in via definitiva questa collaborazione. La testimonianza più completa si trova nel libro di Clara e Pavel Thalmann (Revolution fur Freiheit, pp. 189 e sg.).